L’emetofobia è la paura di vomitare o di vedere gli altri vomitare ed è sorprendentemente comune tra bambini e adulti.

Come si sviluppa la paura

Molti dei bambini che sviluppano questa fobia hanno già un temperamento ansioso e alcuni episodi possono poi scatenarla, come vedere una persona vomitare o farlo in prima persona. Cominciano ad associare degli stimoli dell’ambiente al vomito e poi ne hanno paura. A poco a poco iniziano ad evitare luoghi o cose che associano al vomito e/o si rifiutano di scrivere o pronunciare la parola ‘’vomito’’. Diventano rigorosi nelle loro abitudini alimentari evitando tutto ciò con cui non hanno familiarità, controllano compulsivamente la data di scadenza dei prodotti. In alcuni casi la limitata alimentazione diventa un problema.

La paura si intensifica

Alcuni bambini non sanno spiegare la loro paura, i genitori brancolano nel buio e purtroppo sottovalutano il problema. Solitamente, l’emetofobia si presenta come tutte la altre fobie, all’inizio non si percepisce poi cresce sempre di più. Solo a quel punto i genitori si rendono conto del disagio che prova il proprio bambino. Prima di arrivare a questo punto,però, i genitori fanno quello che gli viene naturale: consolano e rassicurano i propri figli. Questo prolunga solo il problema poiché evitare ciò di cui hanno paura o rassicurarli rafforza solo la loro fobia.

Pediatri e genitori che non hanno familiarità con la fobia tendono a considerarla una cosa passeggera ma c’è un altro motivo per cui questi bambini spesso non ricevono trattamenti, ovvero la vergogna. Inibire i timori di chi ha una fobia (ad esempio dicendogli che è ridicola) e ve ne sta parlando gli fa sviluppare una tremenda vergogna.

Trattamento

Uno dei trattamenti maggiormente usati per l’emetofobia è l’esposizione con prevenzione della risposta. Spesso al paziente viene insegnata una tecnica di rilassamento, che può essere facilmente utilizzata per ridurre più velocemente l'ansia provocata dalla situazione.Lo psicologo lavora con il paziente per creare una gerarchia di cose e/o situazioni che gli fanno paura, in una scala da 1 a 10. In seguito il paziente viene esposto a ciò che teme, uno stimolo alla volta e in ordine progressivo. Per un emetofobo questo potrebbe consistere nel cominciare scrivendo la parola ‘’vomito’’, per poi passare a parlarne, vederne l’immagine e così via. Mettere il paziente nella situazione temuta senza permettergli di evitarla lo porta a sperimentare ansia arrivando ad un picco che man mano decresce. Alla fine del trattamento, le persone si sorprendono della loro capacità di affrontare situazioni che prima ritenevano impossibili per loro.