Stati di timore o di apprensione fanno parte del normale sviluppo emotivo del bambino e la loro presenza non Ë necessariamente segno di patologia. Occorre quindi distinguere quando l’apprensione Ë normale reazione al processo di adattamento e quando invece può essere segnale di malessere più profondo. Un ulteriore distinzione va fatta tra i concetti di ansia, paura e fobia.

Il criterio che aiuta a discriminare tra queste tre esperienze è quello dell’obiettività o meno di uno stimolo pericoloso. Se vi è presenza reale di un pericolo, si parla di paura, se invece lo stato ansiogeno nasce indipendentemente dal fatto che vi sia un elemento obiettivamente pericoloso, si parla di ansia o di fobia. Tenendo presente che nei bambini può essere difficile distinguere tra ciò che è reale e ciò che è immaginario, un buon criterio per differenziare le normali paure da uno stato d’ansia patologico è fornito dall’impatto che tale stato d’animo ha sul comportamento abituale del bambino. Se l’ansia è eccessiva per frequenza, intensità e durata, si può allora considerarla patologica. Una classificazione dei problemi d’ansia in età evolutiva, può articolarsi come riportato di seguito: Sindrome ansiosa da separazione, sindrome d’ansia sociale, sindrome d’ansia generalizzata, sindrome fobica, sindrome ossessiva compulsiva, sindrome da stress post traumatico, disturbo da attacco di panico.

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