Il disturbo disintegrativo dell'infanzia

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dist disIl disturbo disintegrativo dell'infanzia è una condizione in cui bambini, prevalentemente maschi, manifestano una improvvisa  perdita di abilità e competenze acquisite nei primi anni di vita. Questo disturbo nel manuale diagnostico dei disturbi psichiatrici (DSM-V, 2013) è incluso nella diagnosi di Disturbo dello spettro autistico. Rispetto al disturbo autistico, è una condizione meno comune e differente per l'età di esordio e per la prognosi. L'esordio del disturbo disintegrativo dell'infanzia è più tardivo ed avviene tra i due e i dieci anni di età manifestandosi con la perdita di capacità precedentemente acquisite nell'espressione o comprensione del linguaggio, nel gioco, nelle abilità sociali e nell’adattamento all’ambiente, nelle abilità motorie. La prognosi è peggiore che nel disturbo autistico in quanto vi è un deterioramento progressivo del funzionamento generale.

Come si presenta il problema

Questi bambini, in modo progressivo e più o meno repentino, possono presentare: difficoltà nel parlare, nel comprendere quanto viene detto, nell'iniziare o nel mantenere una conversazione; difficoltà nell'interagire con gli adulti e con i propri coetanei; difficoltà nel camminare, nell'afferrare oggetti, nell'arrampicarsi; perdita o riduzione del livello di autonomia raggiunto (es. controllo sfinterico); perdita di attenzione per le attività ludiche considerate fino a quel momento attraenti e interesse rivolto ad un numero ristretto di giochi. Al tempo stesso, la maggior parte dei bambini mostra comportamenti ripetitivi, movimenti stereotipati (es. battere le mani o dondolarsi), elevati livelli di irrequietezza ed ansia. In alcuni casi sono presenti crisi epilettiche.

Come capire se vostro figlio ha questo problema

Se i genitori notano questi cambiamenti e comportamenti, devono rivolgersi ad uno psicologo che fisserà l'appuntamento per una valutazione. Durante la valutazione, il clinico chiederà ai genitori di descrivere in maniera dettagliata la situazione del proprio figlio, con particolare attenzione alle tappe di sviluppo, all'età in cui sono state acquisite le capacità linguistiche e motorie e l'eventuale perdita di esse. In seguito, somministrerà al bambino alcuni test per valutare le abilità linguistiche, motorie e cognitive. Dalle informazione raccolte tramite l'osservazione diretta del bambino, l'intervista con i genitori e i test di valutazione, il clinico formulerà eventualmente una diagnosi e stilerà un progetto di intervento psicoeducativo  individualizzato. Per ogni singolo bambino verranno quindi individuate le potenzialità, le risorse interne e esterne, l'analisi del contesto sociale e familiare per giungere alla formulazione di obiettivi educativi mirati, perseguibili nel tempo e verificabili nei risultati.

Cosa si può fare per affrontare il problema

Questo disturbo ha un decorso continuo e pertanto non esiste una terapia risolutiva. Tuttavia, come per gli altri disturbi dello spettro autistico, la terapia comportamentale e il supporto ai genitori risultano interventi utili soprattutto se realizzati con precocità, coerenza e sistematicità.

Interventi psicologici: La terapia comportamentale è l'intervento più efficace per i bambini con la diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Tale intervento, generalmente, ha lo scopo di aumentare i comportamenti socialmente accettabili e prosociali, ridurre i comportamenti problematici, favorire la comunicazione verbale e non verbale, incoraggiare una maggiore autonomia e cura di sè. Per garantire l'efficacia dell'intervento, è fondamentale la collaborazione e l'impegno di tutte le figure che si occupano quotidianamente del bambino (genitori, insegnanti, educatori).

Supporto ai genitori: è necessario prevedere incontri periodici di supporto ai genitori al fine di informarli sulle caratteristiche del disturbo, sostenerli nelle difficoltà comunicative e sociali che incontrano nell’interagire con il figlio, proporre loro un modello educativo che favorisca le potenzialità e riduca i comportamenti problematici e fornire valide strategie comportamentali per fronteggiare le difficoltà.

da Francesca Poeta

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