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Che cos’è l’insonnia?

L’insonnia consiste nella difficoltà a prendere sonno (insonnia precoce), a mantenerlo (insonnia tardiva) o ad avereinsonnia, psicologo insonnia, cura insonnia, mentecomportamento un sonno davvero riposante. Gli episodi occasionali in cui si fatica a prendere sonno, sono estremamente comuni e non rientrano nell’insonnia. Si parla invece di insonnia, se il problema è costante e persiste per almeno un mese.  Tale alterazione del sonno (o l’affaticabilità diurna associata) causa un disagio significativo o una riduzione dell’efficienza nella vita lavorativa o sociale della persona.

 

Che succede se non dormo 8 ore ogni notte?

Contrariamente a quanto molte persone pensano, non è affatto necessario dormire 8 ore ogni notte. Il bisogno di sonno è molto soggettivo e varia da persona a persona. Vi sono persone, per cui 4 ore di sonno sono più che sufficienti per sentirsi molto riposati. Sono famosi alcuni personaggi storici, come Napoleone o Margaret Thatcher, che non hanno mai dormito più di 4 ore. Non è dunque tanto importante la quantità di ore, ma la qualità del sonno. Ad esempio, 8 ore di sonno agitato e di continui risvegli sono indicativi di un problema di insonnia.

 

E’ un problema diffuso?

Secondo un recente sondaggio, nell’arco di sei mesi esattamente 4.300.000 persone in Italia hanno avuto problemi d’insonnia tutte le notti o quasi. Il 73% delle persone che soffrono di insonnia considerano questo un problema disturbante e lamentano conseguenze negative nella propria vita. Si tratta, dunque, di 3.100.000 persone, pari a 7% circa della popolazione italiana con più di 14 anni.

 

L’insonnia è uguale per tutti?

Insonnia, trattamento insonnia, psicologo insonnia, mentecomportamentoEsistono varie forme d’insonnia, come già citato sopra, alcune riguardano la difficoltà a prendere sonno, altre invece interessano il mantenimento del sonno. Una di queste è l’insonnia psicofisiologica, cioè della forma più classica e frequente di insonnia. In questa forma, si riscontrano spesso più fattori che contribuiscono a creare e mantenere il problema. Generalmente, tutti questi fattori aumentano lo stato di attivazione fisiologica della persona, impedendone così il riposo. Un'altra forma molto diffusa è l’insonnia da “inadeguata igiene del sonno” la quale è associata a comportamenti incompatibili con una buona qualità del sonno. Ad esempio, molti fumatori si concedono qualche sigaretta prima di dormire, dimenticando il potere eccitante della nicotina che crea così un freno all’addormentamento. Analogamente, orari di riposo irregolari o attività fisica in tarda serata sono alcune delle pratiche difficilmente conciliabili con un buon sonno.  

 

Cosa posso fare per risolvere questo problema?

Il primo e più importante passo nel trattamento dell’insonnia consiste in un’accurata valutazione dei fattori che sono di disturbo ad un sonno regolare e riposante. La cosa più utile è rivolgersi ad uno psicologo cognitivo-comportamentale  che procederà, attraverso l’uso di strumenti quali test, colloqui clinici e diari del sonno, alla registrazione di una serie di parametri quali: la latenza di addormentamento, il sonno totale, il numero risvegli, la loro durata e infine la qualità del sonno. Qualora lo psicologo lo ritenesse utile, si possono utilizzare anche strumenti di rilevazione di parametri elettrofisiologici, come la misurazione della conduttanza cutanea o dell’EEG. Secondo le ricerche più recenti, l’insonnia è causata sia dall'attivazione cognitiva quanto l'attivazione emozionale interferiscono con il sonno. Per questo motivo, lo psicologo che tratterà questa tipologia di disturbo indagherà i pensieri intrusivi nel periodo di pre-addormentamento, le emozioni, le aspettative, gli atteggiamenti e le convinzioni disfunzionali relative al sonno.

 

Questo tipo di terapia è efficace?

Grazie all’uso di tecniche cognitive e comportamentali si può diminuire direttamente o indirettamente il livello di attivazione cognitiva (e/o emozionale), modificare atteggiamenti e convinzioni relative al sonno. Secondo studi recenti, il 70-80% delle persone che seguono un programma di trattamento cognitivo-comportamentale per la cura dell’insonnia migliora significativamente la qualità del sonno; circa il 33% diventa quello che si dice un “buon dormitore”.
Solitamente, al termine dell’intervento, sia il tempo che la persona impiega ad addormentarsi, sia quello in cui rimane sveglio nel cuore della notte non supera i 30 minuti.

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