Come si presenta il problema?

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Solitamente l’individuo ha paura di poter morire da un momento all’altro, di avere un tumore o altre malattie mortali, e si lamenta costantemente del proprio stato di salute, descrivendo in modo molto dettagliato i sintomi e usando terminologie altamente scientifiche. Altre volte, tuttavia, è possibile che i sintomi siano descritti in modo vago e impreciso, situazione che favorisce l’interpretazione in modo negativo e alimenta ulteriormente la preoccupazione.

Tra i sintomi maggiormente riferiti troviamo il mal di testa, i dolori al petto o all’addome, formicolii, alterazioni del battito cardiaco, dell’apparato muscolo-scheletrico, dell’apparato gastrointestinale o del sistema nervoso centrale.

A volte è possibile che la persona si renda conto dell’infondatezza del timore e dell’eccessivo ricorso alle visite ipocondria psicologo cognitivo comportamentalemediche, senza tuttavia essere in grado di controllarsi. Il soggetto continua pertanto a rimuginare sull’idea di essere malato e a sottoporsi a accertamenti medici al fine di cercare rassicurazioni, purtroppo con scarsi risultati. In altri casi, invece, è possibile osservare condizioni di ipocondria con scarsa consapevolezza, per cui la persona non è in grado di accorgersi che la paura di soffrire di una grave malattia è eccessiva o irragionevole. Questi sono i casi più difficili da trattare poiché il soggetto si rifiuta di affrontare il vero problema, ovvero la convinzione di avere una patologia. Tipicamente la persona rifiuta la possibilità di avere un problema psicologico e, per questo motivo, tende a consultare sempre più spesso il proprio medico di base e molti altri specialisti. Nella disperata ricerca di pareri che confermino la sua idea di malattia, la persona si rivolge a molti medici con specializzazioni ed orientamenti diversi, con lo scopo di sentire più pareri possibili, di eseguire il più esami possibili, accettando anche di sottoporsi a tutti i tentativi di cura medica. Tuttavia l’ipocondiaco, tende sempre ad avere un giudizio negativo dei medici, anche il migliore degli specialisti non riuscirà a capirlo, non avrà eseguito un’accurata visita e non avrà proposto sufficienti ed adeguati di esami ed approfondimento. Questa continuo peregrinare tra le varie figure mediche tende, tuttavia, a confondere ulteriormente il quadro, avendo poi come conseguenza un aumento ulteriore dell’ansia e della preoccupazione.

 

Come capire se si soffre di questo problema?

Spesso si osserva:

  • continua richiesta di effettuare test e analisi
  • continua ricerca di materiale informativo medico
  • ricorrenti auto-esami corporei e autodiagnosi
  • continua ricerca di rassicurazioni mediche
  • continuo ricorso a preparati farmaceutici o fitoterapici
  • la sindrome del “doctor shopping” ovvero un continuo peregrinare fra diversi medici nella speranza di trovare aiuto
  • prolungamento del “ruolo di malato”, ossia la tendenza a rimanere nella condizione di invalido e a evitare occupazioni e responsabilità

 ipocondria psicologo cognitivo comportamentale

Nel lavoro: la vita lavorativa può essere gravemente compromessa poiché il soggetto si comporta a tutti gli effetti come se fosse un invalido, rifiutando di assumersi responsabilità o, nei casi più gravi, di presentarsi al lavoro.

In famiglia: la vita famigliare tende a paralizzarsi e tutti i membri focalizzano la loro attenzione sulle condizioni di salute dell’interessato, preoccupandosi a loro volta o cercando di rassicurare continuamente il presunto ammalato. In entrambi i casi il risultato è quello di alimentare ulteriormente i timori della persona che tenderà a confermare la propria condizione di malato.

Nella vita sociale: anche le relazioni con gli amici possono essere significativamente compromesse poiché la persona spesso usa l’ipotetica malattia come argomento abituale di conversazione, aspettandosi considerazioni e trattamenti speciali proprio in virtù del proprio ruolo di malato.

 

Come si può fare per migliorare il problema?

L’obiettivo del trattamento cognitivo è quello di scalfire la ferma convinzione della persona di avere una malattia, aiutandola a reinterpretare i propri sintomi come fenomeni innocui o neutri. In associazione a questo primo intervento cognitivo si usano solitamente tecniche comportamentali (come l’esposizione e la prevenzione della risposta) che hanno la finalità di far abituare progressivamente la persona ad esporsi a tutte le situazioni che, al fine di tenere a bada le preoccupazioni ipocondriache, sono volontariamente evitate (trasmissioni televisive, riviste, libri, situazioni e luoghi), a patto che non siano messi in atto i soliti comportamenti protettivi d’ispezione corporea e di controllo (visite, accertamenti medici, ricerca di rassicurazioni).

 

L’evoluzione moderna dell’ipocondria: la Cybercondria

In seguito ai cambiamenti generazionali, al progresso tecnico-scientifico e alle scoperte della medicina, anche il cybercondria psicologo cognitivo comportamentaledisturbo ha assunto diverse sfaccettature. Oggi la cybercondria rappresenta l’evoluzione moderna dell’ipocondria e consiste nella paura e nell’allarmismo per patologie lette sul web. Questo problema colpisce frequentemente le persone che, piuttosto di affidarsi ad uno specialista, tentano di fare autodiagnosi e cercano di alleviare il proprio livello di preoccupazione leggendo informazioni su siti internet. Questo meccanismo, tuttavia, rischia di diventare molto pericoloso, instaurando un circolo vizioso che alimenta lo stato di ansia e di paura del soggetto. Più la persona s’informa guardando video, fotografie e articoli, e più è facile che mal interpreti i propri sintomi, confermando la credenza di poter avere una grave malattia. Il soggetto entra quindi in una sorta di spirale senza iniziare mai a curarsi poiché il suo obiettivo è un’affannosa ricerca di una diagnosi e di terapie mediche risolutive purtroppo inesistenti.

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