Quando si assiste a una qualche forma di violenza sembrerebbe logico pensare che più sono le persone presenti e maggiori sono le probabilità che qualcuno presti soccorso alla vittima di violenza. In realtà, in letteratura scientifica è stato da tempo dimostrato che non funziona proprio così: già dagli anni ’60 i due psicologi Latané e Darley teorizzarono il fenomeno del “bystander effect”, o “effetto spettatore”.

effetto spettatore unione forzaIn cosa consiste? La teoria del bystander effect dimostra che, contro ogni previsione, maggiore è il numero di persone che assistono a una forma di violenza e minore è l’aiuto che ognuno presta alla vittima. Questo fenomeno può essere spiegato ipotizzando che nel gruppo di spettatori la responsabilità di intervenire si diffonda tra le persone del gruppo ed ognuno creda che sarà l’altro a prestare soccorso alla vittima.

Questo fenomeno esiste anche nei bambini?

Un team di psicologi ha realizzato di recente uno studio sulla capacità di prestare aiuto in bambini di 5 anni. I bambini sono stati divisi in tre diversi gruppi: quelli del primo gruppo venivano lasciati da soli in classe insieme alla maestra (condizione da soli), il secondo gruppo era composto da più bambini nella classe insieme alla maestra (condizione con spettatori), mentre nel terzo gruppo erano presenti vari bambini ma solo uno di questi era libero di muoversi mentre gli altri compagni non avevano possibilità di spostarsi (condizione con spettatori non disponibili).

Ad ognuno dei tre gruppi veniva presentata un’identica situazione in cui la maestra si trovava in una situazione di emergenza, mentre nel frattempo il comportamento dei bimbi nella classe veniva filmato. A fine lezione, gli sperimentatori realizzavano una breve intervista con questi bambini per chiedere se si fossero accorti di ciò che stava succedendo e per quale ragione fossero intervenuti o meno in aiuto della maestra.

Quali sono i risultati? I bambini da soli aiutavano più spesso la maestra rispetto a coloro che si trovavano in classe con altri compagni. Per capire quale sia la motivazione alla base del bystander effect gli studiosi si sono affidati alle interviste e al confronto tra le situazioni dei tre gruppi, specialmente tra il secondo e terzo gruppo (condizione con spettatori contro quella con spettatori presenti ma non disponibili). Nell’ultimo caso, ovvero in cui i compagni non potevano agire, i bambini si dimostravano altrettanto disponibili ad aiutare la maestra come nella condizione in cui erano da soli.

Non è quindi la sola presenza degli altri a impedirci di agire quando dovremmo prestare soccorso a6825748012_3b696025bc_o chi ne ha bisogno, ma è piuttosto il meccanismo sopracitato di diffusione di responsabilità, la causa principale del bystander effect.

Anche nelle interviste con gli sperimentatori, i bambini del terzo gruppo, così come quelli del primo, ritenevano che fosse un loro compito aiutare la maestra in difficoltà. Inoltre, sentirsi responsabili di prestare soccorso agli altri rappresenta la spinta necessaria ad agire e prestare effettivamente aiuto.

Questo esperimento ha dimostrato che il fenomeno del bystander effect si manifesta attraverso le stesse dinamiche sia tra adulti che tra i bambini e che, al pari dei loro genitori, anche bambini di 5 anni sanno essere coraggiosi e decidere di aiutare gli altri, soprattutto quando sono da soli!

Bibliografia. Ploetner M., Over H., Carpenter M., Tomasello M. Young children show the bystander effect in helping situation. Psychological Science. 2015;26(4):499-506. 

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