a cura di Daria Giuliani

 

Dal 24 al 26 Settembre si è tenuto a Torino il XVII Congresso Nazionale AIAMC dal titolo “Terapia Cognitivo Comportamentale e psicoterapia scientifica. Nuove prospettive”, promosso dall’AIAMC (Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva) e organizzato dall’Istituto Watson di Torino.

AIAMC 

Dopo una prima giornata dedicata ai workshop precongressuali, il 25 Settembre si dà inizio al Congresso con il saluto delle autorità e gli interventi di Enrico ROLLA (Direttore dell’Istituto Watson) e di Aristide SAGGINO (Presidente AIAMC). L’Introduzione al Congresso è centrata sulla necessità di formulare e aderire con sempre maggior rigore a terapie di comprovata efficacia (evidence based), al fine di garantire un intervento centrato sul problema che sia scientificamente efficace. Per comprende i progressi della Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC) e stimolare possibili riflessioni su nuove prospettive di sviluppo è necessario osservare, come siamo abituati nella pratica clinica, gli antecedenti di questo evento congressuale. Come ricordato dal Presidente A. Saggino, il II Congresso dell’AIAMC si tenne a Torino nel 1981 sul tema “Psicologo clinico: come?” ed ebbe come ospiti Joseph Wolpe e Richard S. Hallam. Proprio negli anni 80 avvenne in Italia il passaggio dalla prima alla seconda generazione della TCC. L’integrazione della terapia del comportamento con teorie e tecniche cognitive ha consentito di ampliare la prospettiva di intervento e potenziare le tecniche preesistenti. Oggi la TCC presenta un vasto bacino di trattamenti evidence based e con l’approdo alla terza generazione diventa fondamentale ottenere numerose prove di efficacia che rafforzino la rigorosità scientifica degli interventi stessi.

 

Il dibattito prosegue nella tavola rotonda tenutasi in apertura del secondo giorno del Congresso, centrata sul tema degli elevati costi sociali dei disturbi mentali e su come intervenire con terapie evidence based potrebbe ridurli. Dai diversi interventi emerge come esista oggi un divario fra le persone che possono accedere ai trattamenti psicoterapeutici (con una conseguente riduzione dell’assunzione di farmaci e un superamento dei propri problemi) e coloro che non possono permettersi di sostenere i costi di una terapia (per cui scelgono un trattamento farmacologico oppure non ricevono assistenza adeguata ai loro problemi). La cronicizzazione dei problemi di una persona non solo implica una bassa qualità di vita del singolo ma si riflette anche nella società con elevati costi di assistenza sanitaria e elevati tassi di assenteismo sul lavoro. Alcuni dati riportati dal Presidente A. Saggino descrivono come nei Paesi ricchi il 38% delle malattie è relativo alla salute mentale, contro il 22% di tutte le malattie più diffuse. Inoltre, solo il 26% di adulti che soffre di disturbi mentali è trattato adeguatamente, il restante 74% non riceve alcun trattamento. La percentuale di persone in età lavorativa che riceve benefit a causa della loro malattia è del 2,5% e la percentuale di giorni di lavoro persi per malattia nei Paesi europei è dell’11,2% riferita a lavoratori con problemi di salute mentale. Per questo, oggi, interesse degli psicoterapeuti cognitivo-comportamentali è far in modo che tutte le persone che ne hanno bisogno possano far uso della TCC. Alla luce di questi dati viene stimolata una riflessione sulla possibilità di adottare in Italia il modello inglese IAPT (Improving Access to Psychological Therapies). È stata proiettata una video-intervista di Lord Richard LAYARD, consulente del governo britannico e noto professore di Economia alla London School of Economics and Political Science, promotore del progetto IAPT che ha portato il governo britannico a stanziare 400 milioni di euro in un triennio per facilitare l’accesso alla psicoterapia cognitivo-comportamentale anche alle fasce più deboli della popolazione. La scelta di investire sulla formazione di nuovi psicoterapeuti cognitivo-comportamentali e sull’istituzione di centri specializzati nella valutazione e trattamento dei disturbi mentali è stata dettata dalla comprovata efficacia della TCC e dall’osservazione di Lord Richard Layard che la salute mentale e il benessere psicologico sono fattori determinanti lo stato di felicità di una persona (e di conseguenza una miglior qualità di vita per l’intera comunità). Con i suoi studi Lord Richard Layard ha dimostrato che se la TCC fosse accessibile a tutti si otterrebbe un significativo risparmio sui costi di assistenza sanitaria e sui sussidi per disabilità mentale, con un risparmio di spesa superiore all’investimento iniziale richiesto dal programma. Lord Richard Layard sottolinea comenel corso dei primi 6 anni abbiamo visto 1 milione di persone riuscendo a trattarne circa il 60% e raggiungendo una ripresa di circa il 50% tra coloro che sono stati trattati in 2 o più sessioni”. Obiettivo successivo è quello di estendere il programma IAPT anche a condizioni mediche spesso in comorbilità con disturbi mentali, rivalutando la figura dello psicologo in un approccio realmente multidisciplinare al problema della persona. Come suggerito dallo stesso Lord Richard Layard il modello IAPT, seppur da perfezionare, potrebbe essere applicato in altri Paesi come l’Italia. Franco ANCONA (Partner in Pricewaterhouse Coopers Advisory - PwC, Consulente progetti trasformazione organizzativa per la sanità pubblica) propone un’analisi della applicazione del modello IAPT nel Sistema Sanitario Italiano, mettendo in evidenza possibili ostacoli, tra i quali: scarsa diffusione dell’approccio TCC nei Centri di Salute Mentale; resistenze al lavoro d’equipe e scarsa comunicazione tra professionisti; elevato debito pubblico che rende difficile investire oggi in prospettiva di un ritorno non immediato ma a lungo termine. Se l’intento è di replicare il modello IAPT nonostante i limiti evidenziati in ambito italiano, secondo F. Ancona, si potrebbe partire da esperienze pilota ovvero individuare dei sottogruppi di pazienti con i quali utilizzare il programma IAPT. Raccogliere evidenze scientifiche sull’applicazione del modello IAPT nel trattamento di alcune patologie potrebbe aiutare a rendere esplicita ed evidente la valenza economica di questo programma anche nel nostro Paese.

 

La Lectio Magistralis della prima giornata ha accolto i contributi di relatori stranieri di fama internazionale. In apertura l’intervento di Irving KIRSCH (direttore associato del Programma degli studi sull’effetto placebo e docente di medicina presso la Harvard Medical School e il Beth Israel Deaconess Medical Center) focalizzato sui risultati delle meta-analisi da lui condotte sull’entità dell’effetto placebo nel trattamento della depressione. Le analisi hanno dimostrato come l’effetto placebo sia considerevole e allo stesso tempo l’effetto del farmaco sia notevolmente piccolo. Inoltre, la differenza tra l’effetto dei farmaci antidepressivi e il placebo è risultata non clinicamente significativa. Il dibattito prosegue con il contributo di Joseph LEDOUX (neuroscienziato e direttore del Center for the Neuroscience of Fear and Anxiety di New York) centrato sullo studio dei meccanismi cerebrali delle emozioni, in particolare dell’ansia e della paura, per comprendere il ruolo del sistema limbico in relazione agli stati emozionali. Ed infine, la presentazione di Lih Mei LIAO (Psicologa Clinica, University College Hospital di Londra) sugli aspetti rilevanti della psicoterapia con coloro che appartengono a minoranze sessuali.

 

Numerosi i simposi che hanno arricchito entrambe le giornate del Congresso, apportando sia risultati evidence based dell’applicazione della TCC sia riflessioni sul trattamento di casi singoli spunto per lo sviluppo di nuove prospettive di trattamento da testare e validare. Tra gli argomenti trattati di particolare interesse sono state le ricerche sull’applicazione in diversi ambiti clinici dei trattamenti di terza generazione (tra cui ACT Acceptance and Commitment Therapy, MBSR Mindfulness Based Stress Reduction e MBCT Mindfulness Based Cognitive Therapy), i contributi sul DOC Disturbo Ossessivo-Compulsivo e sulle nuove forme di compulsione (Disturbo da Accumulo e Tricotillomania - Disturbo da strappamento di peli), i nuovi trattamenti per i disturbi dell’umore, della nutrizione, della sessualità e delle nuove dipendenze (Disturbo da Gioco d’Azzardo). In particolare, la presentazione dell’utilizzo di nuovi strumenti software per la psicodiagnosi e la riabilitazione è stata motivo di discussione rispetto agli effetti che potrebbe avere sul ruolo del terapeuta e sulla relazione terapeutica. Accogliere nuove modalità di comunicazione terapeuta-paziente (come la messaggistica istantanea) e applicazioni per cellulare o tablet (come guida per lo svolgimento degli homework) conduce inevitabilmente ad una rimodulazione della relazione terapeutica che se mantenuta rigorosamente a distanza, escludendo i nuovi canali di comunicazione, rischia di limitare il lavoro del terapeuta rispetto ad un target di popolazione sempre più numeroso. Credo che, come spesso accade, la via migliore sia nel mezzo: nel cercare quella giusta distanza tra terapeuta e paziente che, nonostante l’utilizzo di strumenti software e di comunicazione più facilmente e immediatamente fruibili, garantisca il mantenimento di una relazione professionale e funzionale al raggiungimento degli obiettivi terapeutici.

 

Come ricordato da Lord Richard Layard “voi siete le persone che nel mondo stanno combattendo una battaglia contro la sofferenza” e per vincerla necessitiamo di essere credibili e affidabili. Ciò può avvenire solo rafforzando maggiormente uno dei punti forti della TCC ovvero l’essere una terapia di comprovata efficacia scientifica. Questo può permettere di formare terapeuti in grado di trasferire conoscenze attendibili e sostenere le persone che ne hanno bisogno nel loro percorso terapeutico.