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Ogni genitore si chiede quale sia il modo più adeguato per educare i propri figli, mischiando le giuste dosi di regole e di concessioni. Gli studi sugli stili genitoriali mostrano come il genitore-leader (stile genitoriale autorevole)  sia quello che ha maggiore probabilità di aiutare i bambini a diventare degli adulti felici e sicuri di sé. Ecco 3 motivi che fanno del genitore autorevole-leader un vero esempio da seguire:

1# Non riempie la casa di regole, ma impone delle linee guida.  A differenza del genitore-dittatore che pretende un’assoluta obbedienza alle regole imposte, il genitore leader riconosce l’importanza di lasciare al bambino una certa libertà di azione. Per questo, impone delle linee guida che costituiscono dei limiti invalicabili e non contrattabili, all’interno dei quali però è possibile muoversi e scegliere. Mentre un genitore-dittatore direbbe “devi fare i compiti dalle 15:00 alle 16:30” e il genitore-suddito tenterebbe di convincere il bambino a fare i compiti “dai facciamo i compiti. Ti aiuto io così facciamo prima e poi puoi giocare”, il genitore-leader approfitta dell’occasione per insegnare al bambino come organizzarsi il proprio lavoro: “Sai che ceniamo verso le 19:30. Per quell’ora i compiti devono essere finiti. Vedi tu se farli subito dopo pranzo o più tardi nel pomeriggio. Ricordati però che per le 19:30 devi aver finito tutto”. Il genitore-leader ha imposto un limite invalicabile oltre al quale il bambino non può andare (in questo caso l’orario di cena), ma gli lascia la libertà di organizzarsi nel pomeriggio come ritiene più opportuno.

genitore leader stile autorevole mentecomportamento2# Lascia al bambino la possibilità di scegliere, in alcune occasioni.  Prendere una decisione non è un compito banale. Tale compito diventa ancora più arduo se ci si ritrova a 20 anni a dover decidere per la prima volta nella propria vita. Per evitare tutto ciò, il genitore-leader allena il bambino a prendere delle decisioni fin da piccolo. Il genitore- leader non mette mai in discussione i limiti invalicabili (ad esempio, il bambino non può scegliere se andare a scuola o meno) ma in alcuni ambiti lascia che sia il bambino a prendere la decisione “Che sport ti piacerebbe fare dopo la scuola? Calcio e nuoto sono abbastanza vicini a dove abitiamo, quale preferisci?”. Cominciando a prendere queste decisioni, e sopportando le eventuali conseguenze negative, il bambino comincia a sperimentare la sua autonomia e si allena per le decisioni, molto più importanti, che dovrà prendere da adulto.

3# Permette al figlio di sperimentare e trarre le sue conclusioni. Seppure certe volte la tentazione di intromettersi nella vita del figlio per aiutarlo e semplificargli le cose è forte, il genitore leader ha imparato quanto sia importante che il bambino faccia le sue esperienze in prima persona in modo da poterne trarre profondi insegnamenti. Permettere al bambino di sperimentare alcune difficoltà o alcuni situazioni gli permette di fare un’esperienza diretta e di  capire perché un certo comportamento è adeguato oppure inopportuno. La difficoltà più forte, da parte del genitore, è quella di accettare che il bambino faccia degli errori. Lasciar sperimentare, infatti, significa accettare che il bambino molto probabilmente sbaglierà e dovrà ritentare. Riprendendo l’esempio dei compiti, se il bambino deve organizzarsi il pomeriggio è molto probabile che le prime volte non riesca a finire i compiti in tempo per la cena. Oppure è probabile che si metta a piangere perché non finirà in tempo o, ancora, che si senta frustrato per non essere riuscito a fare ciò che la mamma gli aveva chiesto. Tutte queste esperienze negative non sono dei terribili traumi infantili, ma semplicemente dei piccoli inciampi necessari a far capire al bambino che la sua strategia non era adeguata e che ne deve pensare un’altra.  Il genitore-leader, in questo modo, insegna anche a non arrendersi di fronte alle difficoltà, un’abilità questa che gli sarà molto utile da adulto.

 

**Leggi anche: 5 caratteristiche dei genitori “dittatori”**

***Torna la prossima settimana per leggere: 5 trucchi per sconfiggere il mostro nell’armadio.***

  

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Cosa vuol dire essere un genitore autoritario? Cosa succede se il bambino vede la mamma e il papà come due ”dittatori” a cui obbedire?

In tutte le famiglie possono esserci piccoli o grandi litigi tra genitori e figli: per i compiti, per aver detto una bugia o aver rotto una finestra giocando con la palla. Certe discussioni sono inevitabili e servono al bambino per crescere in modo sano e maturo, poiché lo aiutano a comprendere quali sono le regole e i limiti entro i quali si può spingere. I genitori un po’ troppo severi non sono dei cattivi genitori, ma possono rendere più complicato il processo di crescita e autonomia del bambino, quando le regole sono applicate in modo troppo rigido e autoritario.

Ecco quali sono gli svantaggi dell’essere un genitore-dittattore (o, secondo la terminologia psicologica, dello “stile genitoriale autoritario”).

1) PRENDE TUTTE LE DECISIONI. Sin da piccoli, i bambini hanno i loro gusti e le loro opinioni, ma i genitori autoritari prendono tutte le decisioni su cosa è meglio per il bambino e sono insensibili alle richieste del figlio. “Si fa così perché lo dico io!”, questa è la frase fatidica che stronca sul nascere ogni possibilità di obiezione. Il bambino non può scegliere quali compagni frequentare, come passare il tempo libero, quale sport praticare, come vestirsi e cosa mangiare perché i genitori hanno già deciso per lui: non gli resta che adeguarsi alle loro decisioni.

 

2) USA PREMI E PUNIZIONI. È vero, qualche volta una punizione può insegnare più di mille parole, ma i genitori-dittatori le usano in modo così rigido che il bambino impara a rispettare le regole perché ha paura della punizione, non perché ne comprenda il significato. Sarebbe meglio che le punizioni non fossero troppo numerose ed è importante aiutare il bambino a capire che lo scopo della punizione è di renderlo migliore, non certo di farlo soffrire: molto spesso i genitori autoritari trascurano questo aspetto importantissimo. Cosa dire dei premi invece? Se i successi vengono premiati è certamente una grande soddisfazione per il bambino, che non solo sarà molto felice, ma verrà anche incoraggiato a impegnarsi ancora di più in futuro. L’importante è che il premio materiale non sia il solo tipo di riconoscimento: non esiste giocattolo che potrà mai eguagliare le lodi e le coccole della mamma o del papà!

3) VEDE SE STESSO COME MIGLIORE DEL BAMBINO. I genitori-dittatori hanno l’abitudine di considerarsi più importanti e influenti nelle decisioni per il solo fatto di essere genitori. Anche se il bambino è più piccolo e ha pochissima esperienza alle spalle, è importante che i genitori sappiano valorizzare il suo punto di vista e le sue capacità. I bambini sono infatti molto sensibili al modo in cui li si tratta e, se sentono di essere poco importanti e di valere poco, crescendo avranno problemi di autostima e faranno fatica nelle relazioni con gli altri. Può essere utile ad esempio spiegare al bambino che essere genitore non è solo uno stato di diritto, ma che comporta anche delle responsabilità e che comunque ogni membro della famiglia, dal più piccolo al più grande, ha il suo ruolo ed è unico e speciale.

 

Troppe regole, senza spiegazioni chiare, creano problemi di frustrazione e di autostima nel bambino.
Troppe regole, date senza spiegazioni chiare, creano problemi di frustrazione e di autostima nel bambino.

4) IMPONE REGOLE STRETTE E LASCIA POCA LIBERTÀ. “Non parlare con la bocca piena, non scarabocchiare i muri, non urlare, non giocare con la palla, non rispondere male, non uscire se non hai finito i compiti…” Le regole servirebbero a proteggere e indicare al bambino la giusta strada da seguire, ma se sono troppe finiscono per sopprimere ogni sua iniziativa e privarlo di ogni forma di libertà. Piuttosto che usare il “NON…” sarebbe meglio dare dei suggerimenti in modo positivo e agire da modello per il bambino, ad esempio invece di urlare “non gridare!” bisognerebbe dire “parla piano”, dando per primi l’esempio. E’ importante ricordare che l’esempio è una delle forme più efficaci di insegnamento.

5) I BAMBINI CHE CRESCONO CON QUESTO STILE NON HANNO MAI PRESO UNA DECISIONE. Se i genitori, con il loro stile autoritario, hanno sempre preso le decisioni per tutta la famiglia, il bambino non si è mai trovato di fronte a una scelta, quindi in futuro non sarà in grado di affrontarne una. Per fare un esempio, i bambini che non hanno mai preso decisioni circa il proprio percorso scolastico e sono stati sempre seguiti dai genitori nello svolgimento dei compiti, una volta finito il liceo si trovano completamente impreparati alla scelta dell’Università in cui iscriversi: sono molti quelli che dopo essersi iscritti abbandonano gli studi, o si bloccano perché non hanno imparato come gestire autonomamente lo studio. Non si può pretendere all’improvviso che un bambino all’improvviso diventi uomo senza permettergli quei passaggi intermedi di acquisizione di autonomia e responsabilità: i figli di genitori-dittatori lo imparano -purtroppo- a loro spese.

***Leggi anche: I tre limiti del genitore-suddito.***

 

 

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Come aiutare i propri figli ad aprirsi con i genitori? Come creare, fin dall’infanzia, alcuni momenti di confidenza fra genitori e figli? E soprattutto come farlo con i bambini che fanno più fatica ad esprimere i propri pensieri? Per molti bambini, come per altrettanti adulti, è molto facile parlare di episodi divertenti, di sport o dei regali di Natale, ma è enormemente più difficile raccontare episodi più imbarazzanti o più preoccupanti. Immaginiamo quanto può essere difficile raccontare di essere stato preso in giro o di avere una paura che altri potrebbero vedere come sciocca. Esistono alcune strategie che possono aiutare i genitori a creare il momento opportuno e ad usare le strategie migliori per permettere ad un bambino di dire ciò che pensa.

1. ASCOLTA SE VUOI COMUNICARE- Spesso i bambini vogliono solo essere ascoltati, senza essere bombardati dai consigli dei propri genitori. In questo modo il bambino impara a condividere le proprie emozioni senza la paura di essere frainteso o non capito, aumentando la possibilità che si rivolga di propria iniziativa all’adulto per condividere ciò che sente. È importante che un genitore mantenga per sé le proprie opinioni e che queste vengano condivise solo su richiesta. Se proprio il genitore vuole dare consigli, magari perché avverte la pericolosità della situazione, deve prima assicurarsi di aver capito a fondo come il bambino si sente, in quanto è solo con questa comprensione che i bambini sono propensi ad accettare ciò che i genitori dicono. Con questi piccoli accorgimenti il bambino sviluppa una forte fiducia nella relazione con i propri genitori ed è più propenso a condividere i propri pensieri.

Anche la nostra postura è importante: guardiamo il bambino negli occhi, sediamoci o inginocchiamoci in modo che i nostri sguardi siano alla stessa altezza. In questo modo il bambino non si sentirà intimidito.
Strategia n. 8: Anche la nostra postura è importante: guardiamo il bambino negli occhi, sediamoci o inginocchiamoci in modo che i nostri sguardi siano alla stessa altezza. In questo modo il bambino non si sentirà intimidito.

2. ACCETTARE SEMPRE LE EMOZIONI DEL BAMBINO, ANCHE QUANDO NON SI CONDIVIDONO- Accettare le emozioni del proprio bambino non significa necessariamente essere in accordo con esse: bisogna ricordare che i sentimenti e le emozioni non sono giusti o sbagliati, ma semplicemente un proprio modo di vivere le esperienze. E’ dunque meglio evitare frasi come «Non capisco perché sei triste, hai molto di cui essere grato!»  oppure «Non devi arrabbiarti per queste cose…», che farebbero credere al bambino che sia lui ad essere sbagliato in qualcosa.  Piuttosto è preferibile accettare l’emozione e fornire un punto di vista diverso. Ad esempio « Capisco che questa cosa ti ha fatto tanto arrabbiare. Prova a pensare anche che…»

3. ASCOLTARE IL SILENZIO- Ascoltare il silenzio è altrettanto importante quanto ascoltare ciò che il bambino ha da dire. Il silenzio è un modo che i bambini usano per comunicare, quindi risulta utile capire le motivazioni sottostanti ad esso: può essere un modo per punire i genitori perché è arrabbiato, una strategia per proteggersi perché ha paura che ciò che ha da dire possa essere frainteso, oppure un modo per vivere un’esperienza dolorosa. Quando i bambini si barricano dietro il muro del silenzio, spesso i genitori si sentono frustrati ma è importante capire che non sempre il silenzio è sintomo di qualcosa di grave, quindi bisogna semplicemente lasciarlo accadere: anche i bambini hanno bisogno di intimità e questo loro desiderio deve essere rispettato.

4. STABILIRE DEI “MOMENTI SPECIALI”- Ecco una delle strategie più importanti. Occorre trovare un momento, anche breve, in cui il genitore e il bambino sono soli. E’ importante che questi momenti non siano sporadici o occasionali, ma piuttosto regolari e costanti. Questi momenti potrebbero essere interrotti da piccoli imprevisti. Se il telefono squilla, bisogna ignorarlo: in questo modo il bambino capisce che la loro relazione ha un’alta priorità per il genitore. Queste occasioni potrebbero essere occupate facendo fare al bambino ciò che più gli piace, tranne che attività competitive poiché potrebbe sentirsi rifiutato se non ha successo. Alcuni esempi possono essere: “Il sabato pomeriggio breve giro in bici con il papà”, “Parlare 5 minuti con la mamma prima di addormentarsi” oppure “Parlare con il papà mentre giochiamo con i lego”.

comunicazioni genitori figli mentecomportamento5. CONDIVIDERE I PROPRI STATI D’ANIMO- Poiché quando si comunica si è in due, risulta importante anche la condivisione dei propri stati d’animo da parte dei genitori. In questo modo i bambini non fraintenderanno più alcuni comportamenti o atteggiamenti: se la mamma torna a casa arrabbiata per un qualcosa che è successo a lavoro, il bambino – non sapendolo – potrebbe pensare «La mamma è arrabbiata, avrò fatto qualcosa che non va!». Per evitare queste sofferenze ingiustificate nel bambino, la mamma potrebbe dirgli «Sono molto infastidita per la discussione avuta con il mio collega». Parlare delle proprie emozioni e specificarle permette al bambino di riconoscere le emozioni altrui, abilità che risulterà utile per qualsiasi tipo di relazione che in futuro andrà ad intrattenere.

 

 

6. SEPARARE IL COMPORTAMENTO DAL BAMBINO- È necessario ricordarsi di lodare o rimproverare il comportamento piuttosto che il bambino. «Ammiro come hai completato il progetto di scienze in tempo» è molto più gratificante e specifico che dire «Come sei bravo!». Quando si disapprova il comportamento del bambino, bisogna esporre le proprie note senza brutali attacchi che svalutino il bambino come persona. Quindi, invece di rimproverarlo con «Te l’avevo già detto! Sei un disastro!», è preferibile dire «Sbagli a non rispettare le regole». I commenti diretti ad un comportamento, positivi o negativi che siano, sono molto più specifici, accurati ed efficaci di quelli diretti alla persona, risultando meno svalutativi.

7. APPREZZARE I DIVERSI CARATTERI- Ogni bambino ha un carattere diverso e allo stesso tempo anche un diverso modo di esprimere le proprie emozioni. Alcuni bambini sono tranquilli, alcuni teatrali e altri ancora sono razionali, con una scarsa preoccupazione ed interesse per le sensazioni degli altri. Se i genitori non riescono ad apprezzare queste differenz
e individuali
, a volte trasformano i bambini in qualcosa che non sono, con il risultato che i genitori si sentono frustrati e i bambini incompresi. Una volta che i genitori hanno capito qual è il modo d’essere e di esprimersi del proprio bambino, dovranno sviluppare un determinato approccio di comunicazione che meglio corrisponde alle esigenze del bambino. Solo in questo modo la comunicazione si semplifica e diviene più piacevole per entrambi.

 

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I bambini molto intelligenti sono anche dei bravi scolari? Sembrerebbe scontato e logico rispondere: “Ovviamente sì!”. Paradossalmente, esistono invece almeno 5 validi motivi per cui bambini con capacità cognitive eccellenti (detti iperdotati o plusdotati) possono risultare alunni difficili o con uno scarso rendimento. Occorre ricordare come a delle ottime capacità non sempre corrisponda un’ottima prestazione. Nell’ambito sportivo, ad esempio, una persona con ottime capacità fisiche non necessariamente vincerà ogni gara! La prestazione ad una gara dipende da vari fattori: la motivazione nel momento, l’ansia da prestazione, la quantità di allenamento preparatorio, le tecniche utilizzate e così via. Analogamente, un bambino con delle ottime capacità cognitive non necessariamente avrà dei buoni voti. Di seguito sono elencati alcuni dei motivi più comuni per cui un bambino intellettivamente molto brillante può avere un rendimento scolastico molto inferiore alle sue capacità.

 

1- Desiderio di adeguarsi ai compagni. Un bambino iperdotato si può rendere presto conto di come riesca a svolgere i compiti assegnati molto più velocemente dei compagni e magari senza errori. Questo lo identifica, agli occhi dei compagni, come il bambino che non viene corretto dall’insegnante, che finisce per primo il compito e senza particolare fatica. Non è raro, che tutto ciò attiri le invidie dei compagni che raggiungono tali risultati con maggior tempo e maggior fatica. Proprio per evitare tutto questo, alcuni bambini iperdotati preferiscono essere il più simili possibili agli altri compagni, anche se questo significa rallentare l’esecuzione del compito o fare degli errori di proposito.

2- Il compito assegnato non gli sembra importante o rilevante. Molti bambini iperdotati affrontano i problemi di matematica con grande facilità, al punto che immediatamente dopo aver letto il testo del problema scrivono la soluzione nel giro di qualche secondo. Da qui, nasce spesso lo scontro con l’insegnante che spesso richiede lo svolgimento del problema attraverso la procedura standard. Molti bambini iperdotati non comprendono l’utilità di questa procedura “Ma se ti ho già detto che il risultato è 36, perché devo scrivere la procedura?”. Un altro esempio potrebbe essere la calligrafia, laddove i bambini iperdotati pongono molta più attenzione al contenuto dei loro scritti e considerano spesso irrilevante la calligrafia con cui tali contenuti sono scritti.

3- Il bambino può avere paura che riuscire bene significhi avere altri compiti assegnati. Molti bambini iperdotati terminano il compito molto prima dei compagni. Questo rende spesso necessario per l’insegnante trovare qualche altro compito per impegnare il tempo ed evitare che disturbi gli altri. Non necessariamente, il bambino che ha eseguito il compito velocemente è interessato ad eseguirne altri. Quindi, preferisce rallentare ad arte il ritmo di esecuzione in modo da finire nello stesso tempo dei compagni.

4- Può essere un modo per attirare l’attenzione. Molti bambini iperdotati imparano presto che i loro compagni ottengono alcuni minuti di attenzione da parte dell’insegnante che ha bisogno di far loro notare gli errori e come correggerli. Per il bambino iperdotato c’è invece, spesso, solo il tempo di una rapida occhiata perché “tanto lui è bravo”. Il bambino iperdotato impara così che fare degli errori garantisce l’attenzione da parte dell’insegnante, pertanto ricerca anche lui la sua parte di attenzione.

5- Può non comprendere l’obiettivo da raggiungere. Molto spesso, il sistema scolastico introduce nuove nozioni o metodi suddividendoli in varie parti di cui, solo in un secondo momento, se ne comprende l’utilità. Molti bambini iperdotati mostrano una scarsa motivazione ad eseguire un compito di cui non capiscono il senso.


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Bibliografia

da Lovecky, DV. (2003)- Different Minds: Gifted Children With Ad/Hd, Asperger Syndrome, and Other Learning Deficits, Jessica Kingsley Publisher, Philadelphia.



Ad ogni bambino è capitato di provare un’intensa emozione negativa che lo ha fatto star male, esattamente come succede quando il proprio organismo viene attaccato da virus e germi.

Questi “virus mentali” nascono dai pensieri negativi che elaboriamo in seguito a determinati eventi spiacevoli, ma spesso i bambini non hanno la capacità di cambiare la situazione, provocando in loro tristezza, ansia, rabbia e infelicità. Un ottimo stratagemma per limitare gli effetti di tali virus consiste nel cambiare il proprio modo di pensare, sostituendo i pensieri negativi con altri più positivi che danno al bambino più possibilità di controllo.

 

bambini preoccupazione ansia mentecomportamento 1. GENERALIZZARE – Questo virus mentale viene utilizzato per descrivere in modo esagerato tutto quello che accade. È possibile riconoscerlo in quanto il pensiero è caratterizzato da parole come «sempre», «mai», «tutti» e «nessuno». Il bambino dice: «Tutti mi prendono in giro!», mentre un pensiero più realistico potrebbe essere: «Francesco e Andrea mi prendono in giro, ma a Marco e Paolo sono simpatico».

 

 

 

2. INGIGANTIRE – Si ha quando il bambino tende a ingrandire in modo eccessivo gli aspetti negativi di quello che èbambini preoccupazione ansia mentecomportamento successo o che potrebbe succedere, rendendo gli eventi come qualcosa di terrificanti e insopportabili. Tutto ciò sviluppa nel bambino un’eccessiva tensione emotiva che limita le sue capacità per far fronte al problema e abbassa il proprio stato d’animo. Se prima di un compito in classe il bambino pensa «Se prendo un brutto voto sarà una cosa terribile», la troppa ansia potrebbe effettivamente andare ad incidere sulla sua prestazione e quindi prendere un brutto voto. Per far fronte a questo virus, bisogna rendersi conto che è vero che alcune situazioni sono sgradevoli, irritanti e spiacevoli, ma non così terribili e insopportabili: «Anche se il compito non andrà bene, so che ho fatto del mio meglio e posso recuperare le lacune».

 

bambini preoccupazione ansia mentecomportamento 3. LA SVALUTAZIONE – Si presenta quando si giudica in modo completamente negativo qualcuno perché ha fatto qualcosa di sbagliato e sgradevole. Un esempio è dire «Sei stupido!», «Sei cattivo», in seguito a cui il bambino prova forte emozioni di rabbia, delusione e disprezzo nel confronti dell’altra persona, andando a modificare il proprio modo di relazionarsi ad essa. Per evitare la nascita di queste emozioni negative, sia nei confronti di sé stessi che degli altri, risulta utile rivolgere il proprio giudizio sul comportamento: «Durante la ricreazione ti sei comportato da stupido».

 

 

4. DARE INTERPRETAZIONI SBAGLIATE – Questo virus consiste nel dare spiegazioni scorrette su quanto è successo.

bambini preoccupazione ansia mentecomportamento In tali situazioni è importante rendersi conto che non sempre è possibile individuare le cause del comportamento degli altri. Il bambino non ha l’assoluta certezza che il suo amico «Si è comportato così per farmi un dispetto», quindi è più corretto pensare «Non so perché si è comportato così, gli chiederò delle spiegazioni». Le interpretazioni errate possono riguardare anche sè stessi, come per esempio quando il bambino si dà la colpa di un qualcosa che è accaduto. Anche in questo caso bisogna prendere atto di ciò che è successo, ma non addossarsi completamente la colpa.

 

 

5. PRETENDERE, ESIGERE – Si tratta del più pericoloso dei virus mentali in quanto caratterizzato dagli imperativibambini preoccupazione ansia mentecomportamento «voglio», «devo» e «devono»: «Devo avere sempre quello che voglio». Quando il bambino si rende conto che tali esigenze non sempre possono essere esaudite, sviluppa forti reazioni di rabbia, tristezza, ansia e senso di colpa. Per arginare gli effetti del mancato raggiungimento delle proprie pretese, risulta efficace trasformare tali imperativi in preferenze, come: «Mi piacerebbe avere…», «Vorrei che gli altri mi trattassero bene».

 

 

 


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