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Il Rilassamento Muscolare Progressivo è una tecnica di rilassamento molto utilizzata con le persone adulte, poiché è in grado di ridurre in maniera significativa la tensione muscolare risultando particolarmente utili nelle persone ansiose. Ne è stata sviluppata una versione per bambini e di seguito sono riportate le istruzioni da leggere. Prima di iniziare ricordate alcune indicazioni:

  • Il rilassamento deve essere fatto in un ambiente caldo
  • Indossando abiti comodi
  • Ogni esercizio deve essere ripetuto 3 volte

 

1- Il limone- Immagina di avere un limone intero nella tua mano sinistra. Strizzalo forte, cercando di far uscire tutto il succo. Cerca di notare la tensione nella mano e nel tuo braccio, quando stringi così fortemente. Adesso immagina di lasciar cadere il limone di colpo e cerca di rilassarti. Cerca di notare la sensazione piacevole quando la tua mano e il tuo braccio sono rilassati.




2- Il gatto pigro- Fai finta di essere un gatto, che si vuole stirare. Allunga le tue braccia davanti a te e sollevale in alto sopra la tua testa. Prova a notare la tensione che senti nelle spalle. Adesso lasciale cadere di colpo.

3- La tartaruga- Adesso immagina di essere una tartaruga. Ti trovi in una roccia vicina ad un tranquillo stagno e ti stai scaldando al sole. Improvvisamente avverti un pericolo e tiri dentro la testa. Prova ad avvicinare le tue spalle il più possibile vicino alle orecchie. Prova a notare la tensione. Adesso il pericolo è passato e puoi rilassarti.

4- La gomma da masticare gigante- Immagine di avere una gomma da masticare gigante in bocca. E’ veramente dura da masticare. Prova a stringere i denti e senti la tensione che arriva fino ai muscoli del collo. Adesso immagina di aprire la bocca e lasciare cadere la gomma nel cestino. Prova a notare la piacevole sensazioni di rilassamento quando i muscoli non sono tesi.

5- La mosca al naso- Immagina che una mosca si sia posata sul tuo naso. Prova a mandarla via senza usare le mani, provando ad arricciare il naso. Cerca di arricciarlo il più possibile. Adesso immagina che sia volata via e rilassa il tuo naso.




6- L’elefante distratto- Adesso sei disteso per terra. Immagina di essere in un prato e ti stai rilassando al sole. Ad un certo punto, arriva un elefante che non si accorge che sei sdraiato e ti mette una zampa sulla pancia. Tu quindi contrai i muscoli della pancia. Devi contrarre davvero tanto per sopportare il peso dell’elefante. Adesso l’elefante è andato via e ti puoi rilassare.

7- I piedi nel fango- Adesso immagina di avere i piedi immersi nel fango. Tu vuoi uscire dal fango per cui devi allungare i tuoi piedi il più possibile e cercare di sfilarli. Quando sei uscito dal fango puoi rilassare gambe e piedi.




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Vediamo in dettaglio alcune caratteristiche che aiutano a riconoscere un bambino come iperdotato.

1) Spiccate abilità verbali: molti bambini iperdotati iniziano a parlare ben prima degli altri. E già da subito mostrano un lessico, una sintassi, una semantica molto più complesse di ciò che ci si aspetterebbe da un bambino della stessa età. Queste precoci abilità verbali solitamente si mostrano nella comprensione assai sofisticata di concetti astratti (quale, ad esempio, la creatività). Solitamente amano leggere molto e sono abili lettori: queste capacità nascono perlopiù automaticamente e da autodidatti apprendono la lettura e la scrittura.

2) Un’insolita buona memoria: una caratteristica fondamentale è che essi imparano in fretta e facilmente e ricordano con meno allenamento rispetto ai “normodotati”. Essi hanno inoltre un’eccellente memoria visiva e riescono a memorizzare qualsiasi dettaglio di una pagina stampata.




3) Una forte curiosità: i bambini iperdotati solitamente chiedono continuamente “perchè?”, pongono molti quesiti agli adulti, anche su questioni scomode, a cui i più grandi trovano difficoltà nel rispondere.

4) Un’ampia gamma di interessi: i loro interessi sono molto più ampi e sviluppati rispetto alla media. Alcuni concentrano la loro attenzione su un unico interesse; altri invece saltano da una passione all’altra, risultando agli occhi degli adulti dei “disorganizzati”. Quest’ultimo tratto caratteriale, sebbene possa essere irritante per genitori e insegnanti, è molto comune tra i bambini iperdotati.

5) Interesse nella sperimentazione: questi bambini utilizzano buona parte della loro giornata a sperimentare come funzionano gli oggetti della casa, a volte anche ai limiti della pericolosità.

6) Intensa immaginazione e creatività: è comune che questi bambini abbiano spesso un amico immaginario con cui giocano e di cui spesso inventano una vera e propria identità: per loro questo mondo immaginario può diventare davvero reale!

7) Notevole senso dell’umorismo: la loro forte immaginazione si esprime spesso in un insolito senso dell’umorismo, che li spinge a creare in continuazione indovinelli e giochi di parole.

8) Richiesta incessante di spiegazioni: i gifted sono sempre alla ricerca di spiegazioni alle loro domande, e non si accontentano facilmente di risposte superficiali.

9) Intolleranza verso gli altri: l’ enorme energia, che li porta ad avere sempre un contagioso entusiasmo, li può portare anche ad essere impazienti con gli altri. Hanno difficoltà a capire perché gli altri bambini non condividano i loro interessi o non sembrino afferrare la soluzione a problemi, che appare invece a loro così palese.

10) Curva dell’attenzione più lunga: molti bambini iperdotati spendono un gran numero di ore a leggere, disegnare, costruire modelli. La loro concentrazione è intensa, focalizzata su un’attività specifica; possono anche notare dettagli che agli altri sfuggono.

11) Un pensiero complesso: essi sono alla ricerca continua della complessità. Amano organizzare persone o cose entro sistemi complessi, come inventare giochi con regole molto sofisticate.

12) Impegnati in temi politici o sociali: dal momento che sono in grado di vedere le sfumature della vita attorno a loro, i bambini gifted sono preoccupati delle “regole” della vita molto più dei compagni della loro età, specialmente per quanto riguarda il tema della giustizia.

13) Sensibilità: solitamente i ragazzi brillanti sono anche più sensibili: notano molte più cose nell’ambiente che li circonda e reagiscono più energicamente. Sono spesso consapevoli dei loro sentimenti e possono risultare molto emotivi.

14) Intensità: questa è probabilmente la caratteristica più importante negli iperdotati. Semplicemente essi tendono ad essere molto più profondi degli altri bambini in qualsiasi cosa essi facciano. Ad esempio, se essi sono interessati a giocare a scacchi, questo diventerà tutto ciò che vogliono fare.

15) Sognare ad occhi aperti: questi bambini spesso si perdono nelle loro fantasticherie, al punto di diventare inconsapevoli di ciò che succede loro attorno.

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Non per tutti le relazioni extraconiugali rappresentano un problema. Anche se potrebbe sembrare inconsueto, i coniugi a volte concordano sulla reciproca non esclusività sessuale. Tuttavia, per la maggior parte delle coppie non è così. Ne deriva che i rapporti sessuali extraconiugali sono vissuti come una violazione importante delle aspettative  verso il partner e, quando svelati, fanno emergere importanti difficoltà di coppia.




Data l’universalità di tale “divieto”, come mai una sostanziale minoranza della popolazione tende a tradire il proprio partner?

Anche se il nostro comportamento può essere controllato abbastanza facilmente, per i sentimenti non vale altrettanto. Nel corso delle attività quotidiane è possibile conoscere nuove persone che potremmo trovare attraenti. La possibilità che si sviluppi qualcosa di più di un semplice flirt dipende da diversi fattori, tra cui motivazione ed opportunità. Le persone potrebbero essere motivate ad attività sessuali extraconiugali poiché non sono appagate dal proprio matrimonio tanto quanto desiderano, ma questo non basta. Ci dev’essere anche una persona che coglie l’opportunità di tradire il partner e secondo cui il fascino di una simile avventura supera i potenziali rischi che ne derivano.

Secondo la teoria di due psicologi (Baumeister and Bratslavsky, 1999), in una relazione sentimentale non è possibile massimizzare intimità e passione allo stesso tempo. La passione si sviluppa lentamente nelle prime fasi di conoscenza reciproca. Mano a mano che avviene l’apertura di sè da parte di entrambi i partner, il rapido aumento nella comprensione uno dell’altro genera un grado particolarmente intenso di passione. Tuttavia, con il tempo, come nel matrimonio, sempre un minor numero di “rivelazioni” possono essere svelate. Quando il flusso delle nuove informazioni arriva agli sgoccioli, la passione muore. Il fascino di una relazione extraconiugale rappresenta così l’opportunità che può offrire il riaccendersi della passione.

Nonostante sia uomini che donne possono essere coinvolti nei rapporti extraconiugali, esistono alcune differenze di genere riguardo a come il tradimento viene messo in atto.

Per gli uomini le relazioni sono guidate principalmente dal bisogno di eccitazione e varietà, quindi la probabilità di un loro coinvolgimento extraconiugale non dipende tanto da un’insoddisfazione per la relazione con la moglie. Contrariamente, le donne possono essere infedeli con maggior probabilità qualora si ritengono infelici della relazione con il coniuge. La loro infedeltà inoltre, è spesso motivata dall’appagamento di bisogni più emotivi che sessuali. Nonostante ciò, per gli uomini rimane più sconvolgente scoprire un tradimento sessuale della propria moglie piuttosto che scoprire un suo legame di tipo emotivo con un altro uomo.

In ogni caso, scoprire un tradimento è spesso uno shock che disturba il sistema coniugale conducendo ad una riduzione della qualità del matrimonio ed un aumento nella propensione al divorzio.




Gli effetti del sesso extraconiugale sul matrimonio e la famiglia possono essere veramente devastanti.

Non importa che a tradire sia l’uomo o la donna, l’accrescimento del rischio di rottura che ne consegue è lo stesso. Inoltre, a prescindere da quanto soddisfacente sia il matrimonio, da quanto tempo i coniugi sono sposati e da quanto la persona disapprovi il divorzio, gli effetti dannosi delle relazioni sessuali extraconiugali sono gli stessi.

Alcuni fattori hanno mostrato di svolgere un ruolo particolarmente importante a seconda della loro presenza o assenza, sulla probabilità che vi sia un divorzio a seguito di un tradimento. Tra questi, il fatto che la donna sia impiegata in un lavoro si è dimostrato essere un fattore che diminuisce le probabilità di divorzio, presumibilmente per il fatto che l’impegno in un lavoro fuori dall’ambiente domestico offre una tregua dalla situazione dolorosa e potrebbe essere di aiuto per far fronte alle conseguenze negative del tradimento. Un altro fattore che gioca un ruolo importante è la fede religiosa. Gli effetti del sesso extraconiugale sono infatti più forti tra coppie molto religiose, rispetto alla controparte dei non credenti. Ciò è coerente con l’elevato senso di profanazione vissuto da persone con una forte fede religiosa per quanto riguarda la violazione di un così saldo principio morale.

Articolo Originale

Demaris A. Burning the Candle at Both Ends: Extramarital Sex as a Precursor of Marital Disruption. J Fam Issues. 2013 Nov 1;34(11):1474-1499.

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Ogni genitore vuole essere un “buon genitore”, ma cosa lo definisce tale? Quali sono gli obiettivi? Fondamentalmente i genitori hanno sei compiti importanti da portare a termine:

  1. Accettare e apprezzare l’unicità del proprio bambino.
  2. Aiutare il proprio bambino ad essere sé stesso e a relazionarsi con gli altri.
  3. Aiutare il proprio bambino a sviluppare una relazione e un senso di appartenenza all’interno della famiglia.
  4. Coltivare/nutrire lo sviluppo di valori.
  5. Insegnare al bambino l’auto motivazione, l’autogestione e l’autodisciplina.
  6. Aiutare il bambino a scoprire le sue passioni ed impegnarsi a lasciarlo esplorare.

 




Sicuramente i genitori hanno idee molto diverse in merito a che cosa sia un appropriato stile parentale e, solitamente, il loro stile deriva dal modo in cui essi stessi sono stati cresciuti. Di fatto, non esiste un unico modo migliore per crescere un bambino; esso dipende dalle caratteristiche del bambino. Il miglior modo per la vostra famiglia è qualunque cosa sulla quale tu e il tuo partner vi siete accordati, che si implementi coerentemente per raggiungere i sei obiettivi precedentemente elencati.

 

Gli errori sono una parte della vita. Non sempre siamo i genitori che vorremmo essere. Come afferma lo psicologo Haim Ginott: nessun genitore si sveglia la mattina pianificando di rendere la vita di suo figlio infelice. Nessuna madre dice a se stessa Oggi urlerò, tormenterò e umilierò mio figlio ogni qualvolta mi sia possibile. Ma, a dispetto delle buone intenzioni, ci ritroviamo a dire cose che non intendevamo dire o ad usare un tono che non volevamo usare. Noi siamo abbastanza saggi da imparare da questi errori e provare a migliorare.




Come per molti aspetti della vita, essere un buon genitore comprende aspetti che dipendono dal caso o dalla fortuna. Ci sono tantissimi genitori che sembrano aver fatto il loro meglio e nonostante ciò i loro figli non sono cresciuti come speravano. La genitorialità è un’esperienza molto faticosa. Bisogna lottare, facendo il proprio meglio. Si deve avere fiducia nel fatto che si sono costruite solide basi ed instillati solidi valori nei propri bambini, tenendo sempre presente che i risultati dei propri sforzi non si possono vedere immediatamente.

 

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Facebook si presenta come un (relativamente) nuovo ambiente di comunicazione interpersonale.
È un mezzo che, in casi estremi, può entrare anche in modo pervasivo nella nostra vita, fino ad interferire negativamente nelle relazioni interpersonali. Questi effetti negativi sono più facilmente riscontrabili nei rapporti affettivi, primo fra tutti il rapporto di coppia.




Quale relazione esiste tra un elevato utilizzo di Facebook ed i possibili esiti negativi di una relazione amorosa?

Una ricerca che ha coinvolto 205 utenti Facebook, i quali hanno compilato un questionario anonimo online, ha rilevato che un elevato uso di Facebook è associato a degli esiti negativi della relazione amorosa (rottura, divorzio, tradimento ecc.). La minor o maggiore probabilità che tali avvenimenti si realizzino, viene però influenzata dalla durata della relazione e dai cosiddetti conflitti “Facebook-relati”, ovvero quei litigi che scaturiscono a causa di un utilizzo eccessivo del social da parte di uno dei due partner.
Per indagare quest’ultimo aspetto, nel questionario è stato chiesto: “Quanto spesso ti ritrovi a discutere con il tuo partner a causa di un eccessivo uso di Facebook?” “In seguito alla vista del profilo degli amici su Facebook, quanto frequenti sono le liti con il tuo partner?”
Le stesse domande venivano poste anche a coloro che non erano attualmente impegnati in una relazione amorosa chiedendo di rispondere pensando alla relazione con il proprio/la propria ex. I risultati hanno mostrato che proprio chi riportava una maggior frequenza di questi comportamenti, ritrovandosi a litigare più spesso anche a causa del social network, riportava degli esiti negativi della relazione quali il tradimento, la separazione o il divorzio. 

Quale spiegazione?
Un elevato utilizzo di Facebook può essere impegnativo e comporta dei costi nelle relazioni interpersonali. Le persone che trascorrono la maggior parte del loro tempo nei social network sostanzialmente trascurano il partner: il tempo che si potrebbe dedicare all’altro viene invece, ad esempio, speso curiosando nei profili e nelle vite virtuali delle altre persone, tra cui anche gli ex-partner, con cui è possibile mantenere i contatti e conversare. Tutto ciò contribuisce a sviluppare una “gelosia da Facebook” ed un costante monitoraggio del comportamento online del partner, e mentre il disinteresse (diretto o indiretto) per l’altro aumenta, insieme aumentano le discussioni ed i litigi con il rischio che la relazione si sgretoli.




Tutte le coppie in cui si usa molto facebook sono a rischio?
No. Si è visto che ciò è particolarmente vero per le coppie relativamente nuove (insieme da meno di tre anni) e che invece nelle coppie più “durature” diventano meno frequenti sia il coinvolgimento in attività su Facebook che, di conseguenza, litigi all’interno della coppia dovuti al social network.
Facebook potrebbe quindi rappresentare una minaccia per delle relazioni che non sono ancora completamente mature. È stato difatti osservato che comportamenti di “controllo sull’altro” sono maggiormente probabili tra i più giovani, suggerendo che chi si trova in una relazione da poco tempo potrebbe usare delle strategie di sorveglianza come tecniche di ricerca di informazioni sul nuovo partner. Se da un lato questo potrebbe influenzare positivamente la conoscenza tra i membri della coppia per conoscere il passato di ciascuno, dall’altro lato potrebbe provocare sentimenti di gelosia. È difatti noto che Facebook aumenta la gelosia soprattutto in coppie che hanno scoperto informazioni ambigue sul profilo del proprio partner. È quindi possibile che la gelosia indotta da Facebook serva da feedback per innescare un circolo vizioso, in cui il partner usa Facebook eccessivamente per scoprire informazioni addizionali sul proprio compagno/a così da ridurre l’ambiguità delle informazioni scoperte in precedenza.

Quale utilità per risolvere i problemi di coppia?
Questi studi ci fanno comprendere che nell’analisi del benessere nelle relazioni di coppia, è opportuno considerare anche il ruolo che i social network hanno all’interno di ogni relazione. Una corretta gestione dell’utilizzo di tali mezzi può aiutare a prevenire comportamenti pericolosi per la vita stessa della coppia, quali il tradimento o la separazione.

Articolo originale: 

Clayton et al. Cheating, breakup, and divorce: is Facebook use to blame? Cyberpsychol Behav Soc Netw. 2013 Oct;16(10):717-20.

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“Se prendi un cane che muore di fame e lo nutri, non ti morderà. E’ questa la differenza principale tra un cane e un uomo.”
Mark Twain

Molti studi hanno dimostrato che il supporto sociale è un fattore importante di benessere sia fisico che psicologico, riflettendo la centralità del “senso di appartenenza” nelle nostre vite. Questo bisogno, solitamente soddisfatto dalle interazioni umane, può essere ugualmente appagato anche dai nostri animali domestici?

Delle interessanti scoperte sono emerse da un gruppo di ricercatori della Miami University e Saint Lois University, i quali hanno condotto tre studi partendo da alcune considerazioni. Dalla letteratura scientifica è noto che un maggior supporto sociale porta le persone ad avere miglior salute fisica e psicologica (maggior autostima, miglior funzionamento cardiovascolare, endocrino ed immunitario). Generalmente il supporto deriva dagli “altri significativi” per la persona, come genitori, fratelli, sorelle ed amici. Ma come ben sa chi ha un animale domestico, in questa categoria rientrano spesso anche i nostri “amici a quattro zampe” che a modo loro contribuiscono, come una qualsiasi altra persona significativa, a fornire un importante supporto sociale a chi li accudisce.




Ma gli animali domestici sono veramente in grado di fornire un supporto sociale significativo al loro padrone migliorandone benessere, felicità ed addirittura salute fisica?

I ricercatori hanno primariamente indagato le differenze tra coloro che possiedono uno o più animali domestici e chi invece non ne ha per quanto riguarda il livello di benessere, caratteristiche di personalità e stile di attaccamento.
I primi riportano delle caratteristiche di personalità associate a maggior benessere: sono più coscienziose ed estroverse, tendono ad essere più in forma fisicamente, meno isolate e ad avere un’autostima più elevata, inoltre hanno uno stile di attaccamento più sicuro. Si può ipotizzare che queste caratteristiche di personalità “più sane” portino le persone che possiedono un animale domestico ad estendere le loro competenze sociali anche ai propri ai propri amici a quattro zampe riuscendo così a beneficiare del rapporto con loro.

Accudire un animale domestico va a discapito delle relazioni con le altre persone?
Al contrario: sembra che il possedere un animale domestico, vada addirittura a migliorare le relazioni con gli altri esseri umani: le persone che nello studio hanno riportato maggior supporto sociale da parte dei loro migliori amici, genitori e fratelli erano anche coloro che riportavano maggior supporto e vicinanza ai loro animali domestici. Questo evidenzia come questi ultimi siano una fonte ulteriore ed indipendente di supporto sociale e non una fonte a cui le persone si rivolgono per compensare delle mancanze di supporto sociale da parte delle altre persone.








Tutte le persone beneficiano allo stesso modo dell’avere un animale domestico?
Sembra non essere così. Un secondo studio ha infatti dimostrato che miglior benessere si registra soprattutto tra coloro il cui animale domestico soddisfa in maggior misura i bisogni sociali del padrone. È soprattutto in questo caso che le persone riportano livelli più bassi di depressione, solitudine, maggiore autostima e felicità, ed infine, minor stress percepito.

Cosa succede in una situazione “artificiale”?
Nel terzo studio i ricercatori hanno creato una situazione sperimentale in cui i partecipanti venivano inizialmente invitati a ricordare e descrivere un episodio negativo della propria vita, che implicasse rifiuto ed esclusione sociale. In seguito, venivano divisi in tre gruppi: il primo doveva scrivere un brano riguardante il proprio animale domestico, il secondo il proprio migliore amico, il terzo doveva disegnare la mappa del campus (condizione di controllo).
Il pensiero del proprio animale domestico, tanto quanto quello del migliore amico, erano in grado di alleviare la negatività indotta dal ricordo della situazione di rifiuto sociale, risultato che non si è registrato invece nella condizione di controllo.

Questo studio permette così di evidenziare come gli animali domestici siano effettivamente delle risorse sociali per il proprio padrone, al pari delle altre persone significative.

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Articolo originale:

McConnell et al. Friends with benefits: on the positive consequences of pet ownership. J Pers Soc Psychol. 2011 Dec;101(6):1239-52.



Spesso i genitori di bambini caratterizzati da un elevato perfezionismo si preoccupano di aver causato in qualche modo la nascita di questo tratto nei loro figli. Quasi sempre NON è così.

I bambini perfezionisti mostrano abbastanza precocemente un’inclinazione a compararsi a standard elevati che essi stessi hanno stabilito. Per questi bambini, il perfezionismo sembra essere una caratteristica innata, sebbene altri fattori possano contribuire a renderli tali. I genitori che hanno una forte spinta verso l’eccellenza di solito rappresentano per i figli un modello di perfezionismo e l’innata predisposizione di un bambino può essere rinforzata dall’ambiente familiare.

perfezionismo bambini1- “Solo il meglio è accettabile”- Il perfezionismo può manifestarsi in diversi modi. Molti bambini cognitivamente brillanti, specialmente quando sono piccoli, provano a raggiungere degli obiettivi per gratificare i genitori. Come tutti i bambini, vogliono essere accettati e apprezzati e tendono ad enfatizzare i loro talenti per compiacere gli altri ed attirare la loro attenzione. I genitori o i nonni di questi bambini sono felici di mostrare agli altri le particolari doti di questi bambini, nonchè di lodarli. Questi comportamenti vanno bene se messi in atto con moderazione; quando un bambino viene messo su un piedistallo, i primi riconoscimenti e successi a scuola gli chiedono di aumentare le aspettative che ha per se stesso. Tutto ciò che non è perfetto appare come un fallimento ai suoi occhi.

2- “Meglio non mostrare agli altri i propri errori”- Anche i genitori che vogliono il meglio per i loro figli a volte favoriscono accidentalmente comportamenti perfezionisti: controllano i compiti per casa per essere sicuri che le risposte siano corrette e insistono nel farglieli rifare se ci sono degli errori, inoltre sono molto attenti ai voti in pagella. Gli obiettivi dei genitori sono ammirevoli ma quando la ricerca del successo interferisce con la vita di tutti i giorni e causa una grande quantità di stress, bisogna ridurre la pressione.

3- “Sono pigro se non impegno il mio tempo in attività utili”- Inoltre, dagli studi è emerso anche che il perfezionismo può portare i bambini a sentirsi in colpa, pigri ed egoisti se non sono impegnati tutto il tempo in un lavoro significativo. L’idea che hanno di se stessi diventa legata ai loro compiti e questa diventa negativa quando credono che i loro compiti siano inferiori agli standard che si erano prefissati.

Anche se è molto difficile che un perfezionista smetta completamente di essere tale, è possibile per lui imparare a gestire il suo perfezionismo in modo che diventi una più sana e realistica ricerca di eccellenza combinata con una moderata accettazione di sè.

 

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