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“Se prendi un cane che muore di fame e lo nutri, non ti morderà. E’ questa la differenza principale tra un cane e un uomo.”
Mark Twain

Molti studi hanno dimostrato che il supporto sociale è un fattore importante di benessere sia fisico che psicologico, riflettendo la centralità del “senso di appartenenza” nelle nostre vite. Questo bisogno, solitamente soddisfatto dalle interazioni umane, può essere ugualmente appagato anche dai nostri animali domestici?

Delle interessanti scoperte sono emerse da un gruppo di ricercatori della Miami University e Saint Lois University, i quali hanno condotto tre studi partendo da alcune considerazioni. Dalla letteratura scientifica è noto che un maggior supporto sociale porta le persone ad avere miglior salute fisica e psicologica (maggior autostima, miglior funzionamento cardiovascolare, endocrino ed immunitario). Generalmente il supporto deriva dagli “altri significativi” per la persona, come genitori, fratelli, sorelle ed amici. Ma come ben sa chi ha un animale domestico, in questa categoria rientrano spesso anche i nostri “amici a quattro zampe” che a modo loro contribuiscono, come una qualsiasi altra persona significativa, a fornire un importante supporto sociale a chi li accudisce.




Ma gli animali domestici sono veramente in grado di fornire un supporto sociale significativo al loro padrone migliorandone benessere, felicità ed addirittura salute fisica?

I ricercatori hanno primariamente indagato le differenze tra coloro che possiedono uno o più animali domestici e chi invece non ne ha per quanto riguarda il livello di benessere, caratteristiche di personalità e stile di attaccamento.
I primi riportano delle caratteristiche di personalità associate a maggior benessere: sono più coscienziose ed estroverse, tendono ad essere più in forma fisicamente, meno isolate e ad avere un’autostima più elevata, inoltre hanno uno stile di attaccamento più sicuro. Si può ipotizzare che queste caratteristiche di personalità “più sane” portino le persone che possiedono un animale domestico ad estendere le loro competenze sociali anche ai propri ai propri amici a quattro zampe riuscendo così a beneficiare del rapporto con loro.

Accudire un animale domestico va a discapito delle relazioni con le altre persone?
Al contrario: sembra che il possedere un animale domestico, vada addirittura a migliorare le relazioni con gli altri esseri umani: le persone che nello studio hanno riportato maggior supporto sociale da parte dei loro migliori amici, genitori e fratelli erano anche coloro che riportavano maggior supporto e vicinanza ai loro animali domestici. Questo evidenzia come questi ultimi siano una fonte ulteriore ed indipendente di supporto sociale e non una fonte a cui le persone si rivolgono per compensare delle mancanze di supporto sociale da parte delle altre persone.








Tutte le persone beneficiano allo stesso modo dell’avere un animale domestico?
Sembra non essere così. Un secondo studio ha infatti dimostrato che miglior benessere si registra soprattutto tra coloro il cui animale domestico soddisfa in maggior misura i bisogni sociali del padrone. È soprattutto in questo caso che le persone riportano livelli più bassi di depressione, solitudine, maggiore autostima e felicità, ed infine, minor stress percepito.

Cosa succede in una situazione “artificiale”?
Nel terzo studio i ricercatori hanno creato una situazione sperimentale in cui i partecipanti venivano inizialmente invitati a ricordare e descrivere un episodio negativo della propria vita, che implicasse rifiuto ed esclusione sociale. In seguito, venivano divisi in tre gruppi: il primo doveva scrivere un brano riguardante il proprio animale domestico, il secondo il proprio migliore amico, il terzo doveva disegnare la mappa del campus (condizione di controllo).
Il pensiero del proprio animale domestico, tanto quanto quello del migliore amico, erano in grado di alleviare la negatività indotta dal ricordo della situazione di rifiuto sociale, risultato che non si è registrato invece nella condizione di controllo.

Questo studio permette così di evidenziare come gli animali domestici siano effettivamente delle risorse sociali per il proprio padrone, al pari delle altre persone significative.

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Articolo originale:

McConnell et al. Friends with benefits: on the positive consequences of pet ownership. J Pers Soc Psychol. 2011 Dec;101(6):1239-52.



Molte ricerche hanno dimostrato come lo stato civile di una persona sia associato alla sua soddisfazione di vita: in generale, le persone divorziate sono meno soddisfatte nella vita di quelle sposate. Da queste ricerche non è però possibile concludere che il divorzio sia la causa del loro minor benessere.
Per chiarire la questione, Lucas (2005) ha esaminato i cambiamenti rispetto alla soddisfazione di vita, prima e dopo il divorzio, in famiglie tedesche, in uno studio longitudinale lungo 18 anni iniziato nel 1984. Complessivamente 30.000 persone parteciparono allo studio, di cui 845 divorziarono almeno dopo un anno dall’inizio della ricerca. Ogni anno, attraverso un’intervista faccia a faccia, venivano raccolte informazioni riguardo alla soddisfazione di vita di ciascun partecipante.

divorzioGeneralmente, le persone risultano essere davvero meno felici dopo il divorzio?
I risultati hanno dimostrato che la soddisfazione di vita diminuisce prima del divorzio, raggiungendo un livello minimo l’anno precedente; in seguito il benessere aumenta raggiungendo dei valori che si stabilizzano dopo circa 5 anni. Però, il picco di soddisfazione dopo il divorzio è significativamente più basso rispetto a quello raggiunto durante il matrimonio. I dati raccolti durante tutti gli anni a seguito della fine del matrimonio mostrano che anche se avvengono alcuni adattamenti, non vi è un ritorno completo ai valori di soddisfazione di vita che le persone provavano durante il matrimonio.
Questi risultati suggeriscono come le persone non si adattino completamente ad un evento di vita importante quale è il divorzio, contrariamente a quanto sostenuto dalle cosiddette “teorie del set-point”.
Secondo queste teorie, qualsiasi evento di vita possa colpire una persona, avrà su di essa degli effetti temporanei: le persone hanno un’incredibile capacità di adattarsi a qualsiasi circostanza di vita ritornando con il tempo a dei punti fissi (set-point) di benessere. La forza di questa capacità viene però messa in discussione dai risultati di questo esperimento.

Le differenze nel benessere psicologico tra divorziati e sposati sono dovute a differenze preesistenti o al divorzio in sé?
I risultati di questo studio fanno pendere l’ago della bilancia verso le differenze preesistenti tra persone che perdurano nel matrimonio e coloro che invece si trovano a dover porvi fine. Vennero considerate 2388 persone che iniziarono lo studio da celibi/nubili e solo nell’arco dei 18 anni di ricerca si sposarono, successivamente alcune di loro divorziarono altre invece no. Queste ultime risultavano essere più soddisfatte della propria vita ancora prima del matrimonio se comparate a coloro che successivamente divorziarono.
Quindi le differenze nella soddisfazione di vita tra i due gruppi non erano dovute al divorzio in sé che poteva aver causato una diminuzione nel benessere. Al contrario, le persone che alla fine divorziarono risultavano essere meno felici degli altri ancor prima del matrimonio.

Ma allora, da cosa dipende il tornare a stare bene dopo un divorzio?

È importante sottolineare che esistono importanti differenze da persona a persona nel modo di reagire e adattarsi ad importanti eventi di vita: infatti, per alcuni il divorzio porta invece ad un aumento nella soddisfazione di vita, mentre per altri la sofferenza nel tempo rimane invece più elevata della media.

Secondo questo studio inoltre, l’adattamento a una nuova condizione non è sempre né veloce né completo. Per esempio, lo stesso gruppo di ricerca ha dimostrato che le persone si adattano molto velocemente al matrimonio (circa 2 anni), mentre più tempo è necessario per adattarsi alla morte del coniuge (circa 8 anni). Infine, un adattamento incompleto è stato rilevato anche in ambiti al di fuori del matrimonio, ad esempio nel caso della disoccupazione.

Messi insieme, questi studi ci dicono che nonostante abbiamo una notevole capacità di adattamento ai grandi cambiamenti, tale adattamento non è necessariamente veloce o inevitabile. Le reazioni variano a seconda dell’evento e a seconda della persona che vive uno stesso avvenimento. Chi circonda la persona che attraversa un divorzio o una separazione, che siano amici, parenti o perfino psicologi, non dovrebbe dare per scontato che il tempo sistemerà le cose. Al contrario, alcune persone potrebbero non adeguarsi mai ad alcuni eventi di vita, almeno senza che vi sia alcun tipo di intervento.

Bibliografia:
Richard E. Lucas. Time Does Not Heal All Wounds. A Longitudinal Study of Reaction and Adaptation to Divorce. Psychological Science December 2005 vol. 16 no. 12 945-950




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