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Dove passare una piacevole domenica in famiglia? Quali sport per bambini ci sono vicino a me? Dove trovo informazioni su laboratori per bambini? Kid Pass è la risposta. Un motore di ricerca che permette di trovare le strutture e i servizi che offrono spazi dedicati ai bambini da 0 a 12 anni. 

Mentecomportamento fornirà spunti di riflessione sul ruolo dei genitori e indicazioni su come favorire uno sviluppo sereno dei propri figli. 

Diapositiva1Gli obiettivi di Kid Pass

La presenza in molte città di strutture e servizi che offrono un’accoglienza a misura di bambino, sta diventando giorno dopo giorno una realtà anche in Italia.
Kid Pass nasce con lo scopo di mettere in contatto le migliori strutture, dotate di spazi e servizi dedicati, con gli adulti che vogliono accedervi insieme ai bambini.

Grazie alla sua piattaforma web all’avanguardia, Kid Pass permette di trovare con facilità i luoghi più vicini, selezionando il tipo di attività e i servizi desiderati. Cerchi un ristorante nelle vicinanze attrezzato con seggiolone e fasciatoio, un negozio con un’area gioco o una biblioteca che organizzi letture animate o laboratori? Il motore di ricerca di Kid Pass ti aiuta subito a trovarlo.
Il blog, la newsletter, i Social Media, sono i canali con cui ci stiamo predisponendo a diffondere le news, i racconti, gli approfondimenti su tutto ciò che si muove nel mondo dell’accoglienza a misura di bambino.
Kid Pass vuole essere la nuova guida urbana alla scoperta dei luoghi e degli eventi kid-friendly.

La filosofia di Kid Pass

Kid Pass opera per promuovere la qualità del tempo fuori casa vissuto dagli adulti assieme ai bambini.
Nella vita di tutti i giorni, nel tempo libero o per una vacanza, il nostro impegno è valorizzare tutti quei luoghi e quegli eventi che offrono l’opportunità di stare insieme ai bambini da 0 a 12 anni.

Kid Pass si sta attivando per essere il punto di riferimento anche per le attività culturali e ricreative rivolte ai bambini, un’occasione per condividere una nuova esperienza insieme ai genitori, ai nonni o agli insegnanti.
Non vuole limitarsi a offrire un sistema di informazione e promozione, ma mira a diffondere attivamente la cultura dell’accoglienza verso i bambini in quei luoghi “dei grandi” dove ancora c’è molto da fare in questa direzione.
Kid Pass promuove la crescita degli standard di accoglienza in tutti i settori in un’ottica family-friendly, valorizzando anche le piccole attenzioni da parte di negozi, studi medici, uffici pubblici e altri servizi dotati ad esempio di un’area gioco nella sala d’attesa o di un kit da tavolo per colorare o giocare.



Cosa vuol dire essere un genitore autoritario? Cosa succede se il bambino vede la mamma e il papà come due ”dittatori” a cui obbedire?

In tutte le famiglie possono esserci piccoli o grandi litigi tra genitori e figli: per i compiti, per aver detto una bugia o aver rotto una finestra giocando con la palla. Certe discussioni sono inevitabili e servono al bambino per crescere in modo sano e maturo, poiché lo aiutano a comprendere quali sono le regole e i limiti entro i quali si può spingere. I genitori un po’ troppo severi non sono dei cattivi genitori, ma possono rendere più complicato il processo di crescita e autonomia del bambino, quando le regole sono applicate in modo troppo rigido e autoritario.

Ecco quali sono gli svantaggi dell’essere un genitore-dittattore (o, secondo la terminologia psicologica, dello “stile genitoriale autoritario”).

1) PRENDE TUTTE LE DECISIONI. Sin da piccoli, i bambini hanno i loro gusti e le loro opinioni, ma i genitori autoritari prendono tutte le decisioni su cosa è meglio per il bambino e sono insensibili alle richieste del figlio. “Si fa così perché lo dico io!”, questa è la frase fatidica che stronca sul nascere ogni possibilità di obiezione. Il bambino non può scegliere quali compagni frequentare, come passare il tempo libero, quale sport praticare, come vestirsi e cosa mangiare perché i genitori hanno già deciso per lui: non gli resta che adeguarsi alle loro decisioni.

 

2) USA PREMI E PUNIZIONI. È vero, qualche volta una punizione può insegnare più di mille parole, ma i genitori-dittatori le usano in modo così rigido che il bambino impara a rispettare le regole perché ha paura della punizione, non perché ne comprenda il significato. Sarebbe meglio che le punizioni non fossero troppo numerose ed è importante aiutare il bambino a capire che lo scopo della punizione è di renderlo migliore, non certo di farlo soffrire: molto spesso i genitori autoritari trascurano questo aspetto importantissimo. Cosa dire dei premi invece? Se i successi vengono premiati è certamente una grande soddisfazione per il bambino, che non solo sarà molto felice, ma verrà anche incoraggiato a impegnarsi ancora di più in futuro. L’importante è che il premio materiale non sia il solo tipo di riconoscimento: non esiste giocattolo che potrà mai eguagliare le lodi e le coccole della mamma o del papà!

3) VEDE SE STESSO COME MIGLIORE DEL BAMBINO. I genitori-dittatori hanno l’abitudine di considerarsi più importanti e influenti nelle decisioni per il solo fatto di essere genitori. Anche se il bambino è più piccolo e ha pochissima esperienza alle spalle, è importante che i genitori sappiano valorizzare il suo punto di vista e le sue capacità. I bambini sono infatti molto sensibili al modo in cui li si tratta e, se sentono di essere poco importanti e di valere poco, crescendo avranno problemi di autostima e faranno fatica nelle relazioni con gli altri. Può essere utile ad esempio spiegare al bambino che essere genitore non è solo uno stato di diritto, ma che comporta anche delle responsabilità e che comunque ogni membro della famiglia, dal più piccolo al più grande, ha il suo ruolo ed è unico e speciale.

 

Troppe regole, senza spiegazioni chiare, creano problemi di frustrazione e di autostima nel bambino.
Troppe regole, date senza spiegazioni chiare, creano problemi di frustrazione e di autostima nel bambino.

4) IMPONE REGOLE STRETTE E LASCIA POCA LIBERTÀ. “Non parlare con la bocca piena, non scarabocchiare i muri, non urlare, non giocare con la palla, non rispondere male, non uscire se non hai finito i compiti…” Le regole servirebbero a proteggere e indicare al bambino la giusta strada da seguire, ma se sono troppe finiscono per sopprimere ogni sua iniziativa e privarlo di ogni forma di libertà. Piuttosto che usare il “NON…” sarebbe meglio dare dei suggerimenti in modo positivo e agire da modello per il bambino, ad esempio invece di urlare “non gridare!” bisognerebbe dire “parla piano”, dando per primi l’esempio. E’ importante ricordare che l’esempio è una delle forme più efficaci di insegnamento.

5) I BAMBINI CHE CRESCONO CON QUESTO STILE NON HANNO MAI PRESO UNA DECISIONE. Se i genitori, con il loro stile autoritario, hanno sempre preso le decisioni per tutta la famiglia, il bambino non si è mai trovato di fronte a una scelta, quindi in futuro non sarà in grado di affrontarne una. Per fare un esempio, i bambini che non hanno mai preso decisioni circa il proprio percorso scolastico e sono stati sempre seguiti dai genitori nello svolgimento dei compiti, una volta finito il liceo si trovano completamente impreparati alla scelta dell’Università in cui iscriversi: sono molti quelli che dopo essersi iscritti abbandonano gli studi, o si bloccano perché non hanno imparato come gestire autonomamente lo studio. Non si può pretendere all’improvviso che un bambino all’improvviso diventi uomo senza permettergli quei passaggi intermedi di acquisizione di autonomia e responsabilità: i figli di genitori-dittatori lo imparano -purtroppo- a loro spese.

***Leggi anche: I tre limiti del genitore-suddito.***

 

 

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A bambini ed adolescenti può accadere di attraversare periodi di grande difficoltà, in cui si nota una marcata perdita d’interesse e di piacere nelle attività, perfino in quelle che il bambino trovava piacevoli e divertenti (“Non ho voglia di niente”). Si ha un calo della stima di se stessi, un senso svalutazione (“Sono sbagliato”) e sentimenti di colpa o di vergogna nei propri confronti, (“I miei genitori non mi vogliono bene”, “I miei amici non mi apprezzano”). Questo insieme di pensieri e comportamenti rivela come il bambino/ragazzo stia affrontando un periodo di depressione, in cui si sente triste per la maggior parte del giorno. Alcuni bambini/ragazzi reagiscono diventando irrequieti e irritabili, mentre altri sembrano apatici e indifferenti alla maggior parte delle cose. Nei casi più gravi possono comparire anche pensieri di disperazione e di suicidio (“Non ha senso vivere se bisogna soffrire cosi”). Approfondisci



Questo tipo di approccio è ad oggi considerato dalla comunità scientifica internazionale come il più indicato nei problemi psicologici in età evolutiva, poiché quando è stato testato in confronto ad altri tipi di approcci si è rivelato il più efficace.

Secondo l’approccio cognitivo comportamentale è importante concentrarsi sui problemi attuali del bambino o del ragazzo, cercando di comprenderli su tre piani:

  • Cognitivo: cioè quali sono i pensieri che generano disagio.
  • Comportamentale: cioè quali comportamenti inadeguati vengono messi in atto.
  • Fisiologico: cioè quali sono le reazioni somatiche associate.

Per una maggiore chiarezza riportiamo un esempio. Immaginiamo di avere un bambino che frequenta la prima elementare e da alcuni giorni non vuole andare a scuola. Quando questo bambino si sveglia e si prepara per andare a scuola cosa succede?

  • Cognitivo: Il bambino potrebbe pensare “A scuola mi faranno fare delle cose difficili che non so fare”, “Se non so rispondere ad una domanda della maestra i miei compagni diranno che sono stupido”.
  • Comportamentale: Il bambino potrebbe opporsi al voler andare a scuola piangendo, dicendo che sta male e così via. Insomma fare di tutto per evitare una situazione che a lui fa’ molta paura.
  • Fisiologico: La paura della scuola può causare in lui delle reazioni somatiche come nausea, vomito, mani sudate e così via.

Il problema pertanto deve essere compreso nella sua totalità, su tutti e tre i piani e non fermandosi al fatto che il bambino non vuole andare a scuola (comportamento). Una volta compreso il problema è facile capire come questo bambino abbia associato alla scuola una serie di pensieri e di sensazioni spiacevoli che cerca di evitare. L’approccio cognitivo comportamentale lavora su tutti e tre i piani.

  • Cognitivo: Lavorare su pensieri significa riflettere su alcune convinzioni del bambino. Per esempio, è vero che se un bambino non sa rispondere ad una domanda allora vuol dire che è stupido?
  • Comportamentale: Il bambino deve imparare a riavvicinarsi gradualmente alla scuola fino a tornare a frequentarla regolarmente.
  • Fisiologico: Delle semplici tecniche di rilassamento possono aiutare a ridurre o eliminare tutte le reazioni somatiche associate alla paura.

Di seguito proponiamo il link ad un breve filmato relativo ad un convegno sull’approccio cognitivo comportamentale nella scuola.

http://www.youtube.com/watch?v=Eg3fjiaNOao


Mentecomportamento | Associazione di psicoterapeuti cognitivo-comportamentali


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