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Essere genitori rappresenta un compito importante e delicato. I genitori sono le persone che i bambini osservano più spesso, le persone di cui si fidano, coloro da cui ricevono apprezzamenti e rimproveri. L’impatto che i genitori possono avere sulla vita dei propri figli è quindi molto rilevante. Ecco alcuni “trappole” in cui è facile cadere:




1-La trappola dell’escalation

La trappola dell’esclation può avvenire in due diversi modi. Il primo è quando l’escalation avviene da parte del bambino. Immaginiamo che un bambino chieda di mangiare una merendina nel pomeriggio e il genitore risponda: “No, tra poco ci mettiamo a tavola per cena”. Per tentare di ottenere ciò che vuole, il bambino può iniziare una serie di comportamenti di protesta (piangere, urlare, controbattere, chiedere con insistenza, etc, ) che aumentano gradualmente di intensità. Di fornte a questa escalation a volte il genitore acconsente alla richiesta, pensando che di fronte ad un comportamento del genere non ci fosse altro modo di fermarlo.

Ma ciò che il bambino ha imparato è che per ottenere una merendina (o un videogioco, o il permesso di andare fuori, etc.) occorre urlare, piangere, strillare sempre più forte. Questo significa che ogni volta che il bambino si roverà di fronte ad un NO, inizierà un escalation di questo tipo, sicuro di riuscire ad ottenere ciò che vuole.




L’escalation può avvenire anche in direzione opposta. Immaginiamo per esempio che un genitore dica al figlio: “Lavati le mani perché tra un po’ andiamo a tavola”. Il bambino sta guardando la TV, o giocando con un videogioco, e risponde di si, ma continua a giocare. Allora il genitore, lo chiede di nuovo. Poi ancora una volta. Infine, il genitore si mette ad urlare e sarà visibilmente arrabbiato. A questo punto, il bambino smette di giocare e va in bagno a lavarsi le mani.

Ciò il bambino può aver capito è che non deve davvero fare qualcosa, fintanto che il genitore non alza la voce. In altre parole, ciò che i genitori dicono tranquillamente può essere ignorato. Il problema qui consiste nel fatto che il genitore impara che l’unico modo per essere obbedito è alzare la voce.

2- La trappola del “E’ solo un periodo, poi passa…”

Un’altra trappola in cui i genitori possono cadere è quella di notare dei comportamenti problematici da parte di un figlio e di sperare che (spontaneamente) si risolvano da soli. Spesso un genitore può pensare, “è solo una fase, poi passa…”.

Questo può accadere quando il figlio è aggressivo nei confronti degli altri bambini, quando a scuola prende note, quando dimentica quaderni e libri in giro e così via. In realtà il modo in cui un genitore risponde può far scomparire rapidamente questi comportamenti.




Se un bambino mette in atto un comportamento eccessivo (per esempio, picchiare un compagno) e non viene messa in atto nessuna conseguenza, il messaggio che il bambino riceve è che qualsiasi comportamento è accettabile. Crescendo questo tipo di messaggio diventa sempre più pericoloso.

La trappola del “L’hai fatto apposta”

Questo tipo di trappola rappresenta un problema perché tenta di “interpretare” le intenzioni del bambino. Per esempio, un bambino che continua a dimenticarsi i quaderni a scuola potrebbe subire delle conseguenze per il suo a comportamento a seconda di come viene interpretato. Un genitore potrebbe lasciar correre in alcuni casi e in altri impedire al bambino di giocare ai videogiochi come punizione. Il messaggio ricevuto è incoerente e il bambino non comprende se il comportamento è sbagliato o irrilevante.

 



Ogni genitore si chiede quale sia il modo più adeguato per educare i propri figli, mischiando le giuste dosi di regole e di concessioni. Gli studi sugli stili genitoriali mostrano come il genitore-leader (stile genitoriale autorevole)  sia quello che ha maggiore probabilità di aiutare i bambini a diventare degli adulti felici e sicuri di sé. Ecco 3 motivi che fanno del genitore autorevole-leader un vero esempio da seguire:

1# Non riempie la casa di regole, ma impone delle linee guida.  A differenza del genitore-dittatore che pretende un’assoluta obbedienza alle regole imposte, il genitore leader riconosce l’importanza di lasciare al bambino una certa libertà di azione. Per questo, impone delle linee guida che costituiscono dei limiti invalicabili e non contrattabili, all’interno dei quali però è possibile muoversi e scegliere. Mentre un genitore-dittatore direbbe “devi fare i compiti dalle 15:00 alle 16:30” e il genitore-suddito tenterebbe di convincere il bambino a fare i compiti “dai facciamo i compiti. Ti aiuto io così facciamo prima e poi puoi giocare”, il genitore-leader approfitta dell’occasione per insegnare al bambino come organizzarsi il proprio lavoro: “Sai che ceniamo verso le 19:30. Per quell’ora i compiti devono essere finiti. Vedi tu se farli subito dopo pranzo o più tardi nel pomeriggio. Ricordati però che per le 19:30 devi aver finito tutto”. Il genitore-leader ha imposto un limite invalicabile oltre al quale il bambino non può andare (in questo caso l’orario di cena), ma gli lascia la libertà di organizzarsi nel pomeriggio come ritiene più opportuno.

genitore leader stile autorevole mentecomportamento2# Lascia al bambino la possibilità di scegliere, in alcune occasioni.  Prendere una decisione non è un compito banale. Tale compito diventa ancora più arduo se ci si ritrova a 20 anni a dover decidere per la prima volta nella propria vita. Per evitare tutto ciò, il genitore-leader allena il bambino a prendere delle decisioni fin da piccolo. Il genitore- leader non mette mai in discussione i limiti invalicabili (ad esempio, il bambino non può scegliere se andare a scuola o meno) ma in alcuni ambiti lascia che sia il bambino a prendere la decisione “Che sport ti piacerebbe fare dopo la scuola? Calcio e nuoto sono abbastanza vicini a dove abitiamo, quale preferisci?”. Cominciando a prendere queste decisioni, e sopportando le eventuali conseguenze negative, il bambino comincia a sperimentare la sua autonomia e si allena per le decisioni, molto più importanti, che dovrà prendere da adulto.

3# Permette al figlio di sperimentare e trarre le sue conclusioni. Seppure certe volte la tentazione di intromettersi nella vita del figlio per aiutarlo e semplificargli le cose è forte, il genitore leader ha imparato quanto sia importante che il bambino faccia le sue esperienze in prima persona in modo da poterne trarre profondi insegnamenti. Permettere al bambino di sperimentare alcune difficoltà o alcuni situazioni gli permette di fare un’esperienza diretta e di  capire perché un certo comportamento è adeguato oppure inopportuno. La difficoltà più forte, da parte del genitore, è quella di accettare che il bambino faccia degli errori. Lasciar sperimentare, infatti, significa accettare che il bambino molto probabilmente sbaglierà e dovrà ritentare. Riprendendo l’esempio dei compiti, se il bambino deve organizzarsi il pomeriggio è molto probabile che le prime volte non riesca a finire i compiti in tempo per la cena. Oppure è probabile che si metta a piangere perché non finirà in tempo o, ancora, che si senta frustrato per non essere riuscito a fare ciò che la mamma gli aveva chiesto. Tutte queste esperienze negative non sono dei terribili traumi infantili, ma semplicemente dei piccoli inciampi necessari a far capire al bambino che la sua strategia non era adeguata e che ne deve pensare un’altra.  Il genitore-leader, in questo modo, insegna anche a non arrendersi di fronte alle difficoltà, un’abilità questa che gli sarà molto utile da adulto.

 

**Leggi anche: 5 caratteristiche dei genitori “dittatori”**

***Torna la prossima settimana per leggere: 5 trucchi per sconfiggere il mostro nell’armadio.***

  

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