Il seminario sarà tenuto dalle dr.sse Daria Giuliani e Annarita Panella il sabato 10 Novembre 2018 dalle 17:00 e sarà rivolto a genitori ed insegnanti, presso la libreria "Barbati", Via degli Abruzzi, 15 a Lanciano (CH).
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Il seminario sarà tenuto dalle dr.sse Daria Giuliani e Annarita Panella il sabato 10 Novembre 2018 dalle 17:00 e sarà rivolto a genitori ed insegnanti, presso la libreria "Barbati", Via degli Abruzzi, 15 a Lanciano (CH).
E' in partenza dal 15 Ottobre, il servizio di doposcuola e aiuto compiti presso la Scuola Primaria "Zanibon", in via Siracusa 12, Quartiere Sacra Famiglia, Padova.
In occasione della settimana dell'Intelligenza, Mentecomportamento organizza un seminario gratuito rivolto a genitori ed insegnanti sabato 6 Ottobre 2018. Mentecomportamento ringrazia il Comune di Rubano e la Scuola Calcio di MestrinoRubano FC per il loro patrocinio, nonchè la loro partecipazione.
Abiti in una zona lontana dall’ultimo terremoto? Le scosse che hai percepito hanno attivato in te forti preoccupazioni, ansie e paure? Partecipa alla nostra
Per i mesi di NOVEMBRE e DICEMBRE 2016 gli psicologi di Mentecomportamento offrono un colloquio gratuito per comprendere le tue paure e valutare insieme come affrontarle.
L’iniziativa è attiva nelle seguenti regioni: Abruzzo – Lombardia– Marche – Piemonte – Puglia.
Le responsabili dell’iniziativa sono contattabili per informazioni:
Dott.ssa Annarita Panella
Via Troilo – Lanciano(CH)
cell. 3496330794 e-mail:
Dott.ssa Daria Giuliani
Via G. Galilei,25 – Pescara
cell. 3428803510 e-mail:giuliani.daria@gmail.com
A Genova– Venerdì 11 Novembre 2016- ore 21:00, presso l’Istituto Miller, corso Torino 17
E’ stato recentemente creato un nuovo test computerizzato di misurazione delle capacità attentive, somministrabile sia a bambini (dai 6 ai 12 anni) che ad adolescenti e adulti (dai 13 anni in avanti). MOXO, questo il nome del test, permette di misurare la capacità di mantenimento dell’attenzione, i tempi di reazione, l’impulsività e l’iperattività. Essendo un test computerizzato, non richiede materiale cartaceo o tempo di scoring, ma è in grado di fornire immediatamente un report con il profilo del paziente. Inoltre, il MOXO, è l’unico test che utilizza aspetti di vita reale nelle prove, con un set di distrattori progettato per i specifici gruppi di età.
Test analoghi a MOXO richiedono dei costi di acquisto elevati, superiori a 2000€. Questo tipo di costo è sostenibile per le cliniche o le strutture pubbliche ma non è ammortizzabile per i liberi professionisti. Diversamente, il test MOXO è un test online che permette di comprare un numero limitato di accessi utilizzabili al bisogno e senza limiti di tempo. Questo tipo di costo è accessibile per ogni libero professionista, permettendogli così di somministrare uno dei test più recenti, sempre nella versione più aggiornata. Ad oggi, è stato somministrato già a 120 000 pazienti nel mondo.
Il test è stato creato in Israele nel 2012, viene già impiegato in molto paesi (Spagna, Canada, Francia, Australia, Messico, Brasile, Polonia, Sud Africa, etc.) e da settembre 2016 sarà disponibile anche per l’Italia.
Per una breve descrizione del test, è possibile vedere il video a questo link
https://www.youtube.com/watch?v=jKPArLgck3o
Gli psicologi di Mentecomportamento hanno seguito un percorso di formazione direttamente con i creatori di MOXO e lo stanno già utilizzando nella pratica clinica (con ottimi riscontri). Essendo già in grado di usarlo, gli psicologi di Mentecomportamento sono disponibili a tenere dei seminari informativi gratuiti, rivolti ad altri psicologi.
Questo tipo di iniziativa può essere interessante sia per coloro che iniziano la nostra professione, sia per i colleghi che già lavorano nell’ambito clinico o forense e desiderano essere aggiornati in merito.
Per informazioni relative al test MOXO, ai seminari o per richiedere assistenza nell’uso del test contattare: dr.ssa Francesca Poeta, 339 4366770 oppure scrivere a francesca.poeta@gmail.com
Quando i bambini sono ansiosi cronicamente, anche i genitori con le migliori intenzioni possono cadere in un ciclo negativo: non volendo che il bambino soffra, finiscono in realtà per amplificare la loro ansia. Succede quando i genitori, anticipando le paure del bambino, provano a proteggerlo da esse.
Di seguito troverete dei consigli per aiutare i bambini ad uscire dal ciclo dell’ansia.
1. L’obiettivo non è eliminare l’ansia, ma aiutare il bambino a gestirla.
Nessuno di noi vuole vedere il proprio figlio infelice, ma il modo migliore per aiutare i bambini a superare l’ansia non è provare a rimuovere i fattori stressanti che possono provocarla. È invece di aiutarli ad imparare a tollerare la loro ansia e riuscire a comportarsi in modo più funzionale possibile, anche quando sono ansiosi. E come conseguenza di ciò, l’ansia diminuirà o scomparirà con il tempo.
2. Non evitare cose solo perchè rendono il bambino ansioso.
Aiutare i bambini ad evitare le cose di cui hanno paura li farà sentire meglio nell’immediato, ma rafforzerà l’ansia con il tempo. Se in situazioni che lo mettono a disagio un bambino diventa nervoso, inizia a piangere e i suoi genitori lo allontanano dalla cosa di cui ha paura, lui imparerà quel meccanismo di coping, e non supererà mai la sua paura.
3. Fate vedere che avete aspettative positive ma realistiche
Non potete convincere un bambino che le sue paure sono irrealistiche, che non verrà bocciato a un esame, che si divertirà a pattinare sul ghiaccio, o che un altro bambino non riderà di lui durante un’interrogazione. Potete però mostrarvi sicuri del fatto che tutto andrà bene, che sarà in grado di gestire la situazione, e che, se affronterà le sue paure, il suo livello di ansia diminuirà con il tempo. Questo dà al bambino la sicurezza di sapere che le vostre aspettative sono realistiche, e che non gli chiederete mai di fare qualcosa che non è in grado di fare.
4. Rispettate i suoi sentimenti, ma non rafforzateli.
Se un bambino è terrorizzato perchè deve andare dal dottore a fare una puntura, non dovete minimizzare le sue paure, ma non dovete neanche amplificarle. Dovete ascoltare ed essere empatici, aiutarlo a capire di cosa è ansioso, e incoraggiarlo a sentire che può affrontare le sue paure. Il messaggio che dovete trasmettere è “lo sappiamo che hai paura, e va bene così, siamo qui e ti aiuteremo a superare questa situazione”.
5. Non fate domande allusive.
Incoraggiate il vostro bambino a parlare dei suoi sentimenti, ma provate a non fare domande del tipo: “Sei ansioso per la prova? Sei preoccupato per l’interrogazione?”. Per evitare di dar adito al ciclo dell’ansia, ponete solo domande aperte: “Come ti senti riguardo la prova?”.
6. Non rafforzate le paure del bambino.
La cosa che dovete evitare è di dire con il tono di voce o con il linguaggio corporeo: “Forse dovresti avere paura di questa cosa.” Mettiamo che un bambino abbia avuto un’esperienza negativa con un cane. La volta seguente che si troverà con un cane, potreste essere preoccupati del modo in cui il bambino potrebbe reagire, e potreste involontariamente comunicargli che ha effettivamente ragione ad avere paura..
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7. Incoraggiate il bambino a tollerare l’ansia.
Fate sapere a vostro figlio che apprezzate lo sforzo che deve fare per gestire l’ansia e riuscire a fare ciò che vuole o deve fare. Questo porta il bambino ad impegnarsi nella vita ed a lasciare che l’ansia segua la sua curva naturale. Viene chiamata la “curva dell’abituazione”: si abbasserà con il tempo se il bambino continuerà ad entrare in contatto con ciò che gli genera stress. Può essere che l’ansia non sparisca mai totalmente o che non diminuisca così velocemente come vorreste, ma è così che superiamo le nostre paure.
8. Provate a mantenere breve il tempo d’attesa.
Quando si ha paura di qualcosa, il momento più difficile è poco prima di fare questa cosa. Quindi un’altra regola d’oro per i genitori è provare ad eliminare o a ridurre il tempo d’attesa. Se il bambino è nervoso perchè deve andare dal dottore, è meglio non iniziare a parlarne ore prima; ciò probabilmente lo renderebbe ancora più nervoso. Quindi provate a ridurre il tempo d’attesa al minimo.
9. Ragionate sulle cose con il bambino.
A volte aiuta parlare con il bambino di cosa succederebbe se una sua paura diventasse reale… Come la gestirebbe? Un bambino che ha ansia al pensiero di separarsi dai genitori potrebbe preoccuparsi di cosa succederebbe se non lo venissero a prendere a scuola. Parlatene. ”Se la mamma non venisse a prenderti dopo allenamento, cosa faresti? “Beh, direi al mio allenatore che mia mamma non c’è.” ”E cosa pensi che farebbe l’allenatore?” “Mi direbbe di chiamare la mamma. O aspetterebbe con me”. Per alcuni bambini, sapere cosa fare in certe situazioni può ridurre l’insicurezza in modo molto efficace.
10. Provate a modellare modi salutari di gestire l’ansia.
Ci sono un sacco di modi in cui potete aiutare un bambino a gestire l’ansia facendogli vedere come lo fate voi. I bambini sono recettivi, e interiorizzeranno la vostra ansia se continuate a lamentarvi al telefono con gli amici del fatto che non riuscite a gestire lo stress o l’ansia. Non dico che dovete fare finta di non essere stressati o ansiosi, ma di far vedere ai vostri figli che gestite l’ansia con tranquillità, sopportandola e superandola efficacemente.
Workshop sull’Iperdotazione Cognitiva, che si tiene a Udine con il Dott. David Polezzi. L’iperdotazione cognitiva è la condizione per cui un individuo presenta delle abilità intellettive marcatamente superiori alla media (QI pari o superiore a 130). Tale condizione interessa il 2,28% della popolazione generale. Nel nostro paese, la scuola e le istituzioni si sono largamente occupate dei bambini con vari tipi di deficit (ritardo mentale, DSA) o con bisogni educativi speciali (BES), mentre è tutt’oggi largamente trascurata quella parte di popolazione che si differenzia per un’abbondanza di capacità e non per una carenza. Il nostro paese rimane l’unico paese europeo in cui non esiste alcuna legislazione che sia in grado dii valorizzare l’eccellenza, anzichè il deficit, in ambito cognitivo. L’unico contesto italiano in controtendenza rispetto a questo dato è la Regione Veneto che ha promosso un programma di informazione e valorizzazione dell’iperdotazione cognitiva nella scuola e nelle famiglie, denominato “Education To Talent”. Tipicamente, i bambini o gli adolescenti con tale peculiarità presentano delle disarmonie evolutive, mostrando cioè gradi di maturazione differenti nei vari ambiti di personalità. Rivelando, ad esempio, abilità cognitive eccellenti ma una gestione delle emozioni marcatamente immatura rispetto all’età cronologica. Molti rivelano importanti difficoltà di adattamento e il 20% sviluppano disturbi psicopatologici. Inoltre, è importante ricordare come, all’interno della popolazione degli iperdotati, l’insuccesso scolastico sia sorprendentemente diffuso. A dispetto della dimensione, nel nostro paese tale condizione rimane pressoché sconosciuta e ignorata. Il presente workshop propone una giornata formativa rivolta a insegnanti che permetta di identificare i bambini con tali caratteristiche e fornisca alcune indicazioni sulla gestione in classe.
Il workshop è aperto agli insegnanti. Al termine del corso verrà rilasciato un regolare attestato di partecipazione.
Il workshop si svolgerà nell’Aula didattica presso “Enaip – Area Comunicazion & Net Learning
in Via Leonardo da Vinci,27 Pasian di Prato – Udine
13.00/14.00 Pausa pranzo
Per iscriversi rimandiamo alla pagina dei contatti dell’ Istituto Miller.
a cura di Daria Giuliani
Dal 24 al 26 Settembre si è tenuto a Torino il XVII Congresso Nazionale AIAMC dal titolo “Terapia Cognitivo Comportamentale e psicoterapia scientifica. Nuove prospettive”, promosso dall’AIAMC (Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva) e organizzato dall’Istituto Watson di Torino.
Dopo una prima giornata dedicata ai workshop precongressuali, il 25 Settembre si dà inizio al Congresso con il saluto delle autorità e gli interventi di Enrico ROLLA (Direttore dell’Istituto Watson) e di Aristide SAGGINO (Presidente AIAMC). L’Introduzione al Congresso è centrata sulla necessità di formulare e aderire con sempre maggior rigore a terapie di comprovata efficacia (evidence based), al fine di garantire un intervento centrato sul problema che sia scientificamente efficace. Per comprende i progressi della Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC) e stimolare possibili riflessioni su nuove prospettive di sviluppo è necessario osservare, come siamo abituati nella pratica clinica, gli antecedenti di questo evento congressuale. Come ricordato dal Presidente A. Saggino, il II Congresso dell’AIAMC si tenne a Torino nel 1981 sul tema “Psicologo clinico: come?” ed ebbe come ospiti Joseph Wolpe e Richard S. Hallam. Proprio negli anni 80 avvenne in Italia il passaggio dalla prima alla seconda generazione della TCC. L’integrazione della terapia del comportamento con teorie e tecniche cognitive ha consentito di ampliare la prospettiva di intervento e potenziare le tecniche preesistenti. Oggi la TCC presenta un vasto bacino di trattamenti evidence based e con l’approdo alla terza generazione diventa fondamentale ottenere numerose prove di efficacia che rafforzino la rigorosità scientifica degli interventi stessi.
Il dibattito prosegue nella tavola rotonda tenutasi in apertura del secondo giorno del Congresso, centrata sul tema degli elevati costi sociali dei disturbi mentali e su come intervenire con terapie evidence based potrebbe ridurli. Dai diversi interventi emerge come esista oggi un divario fra le persone che possono accedere ai trattamenti psicoterapeutici (con una conseguente riduzione dell’assunzione di farmaci e un superamento dei propri problemi) e coloro che non possono permettersi di sostenere i costi di una terapia (per cui scelgono un trattamento farmacologico oppure non ricevono assistenza adeguata ai loro problemi). La cronicizzazione dei problemi di una persona non solo implica una bassa qualità di vita del singolo ma si riflette anche nella società con elevati costi di assistenza sanitaria e elevati tassi di assenteismo sul lavoro. Alcuni dati riportati dal Presidente A. Saggino descrivono come nei Paesi ricchi il 38% delle malattie è relativo alla salute mentale, contro il 22% di tutte le malattie più diffuse. Inoltre, solo il 26% di adulti che soffre di disturbi mentali è trattato adeguatamente, il restante 74% non riceve alcun trattamento. La percentuale di persone in età lavorativa che riceve benefit a causa della loro malattia è del 2,5% e la percentuale di giorni di lavoro persi per malattia nei Paesi europei è dell’11,2% riferita a lavoratori con problemi di salute mentale. Per questo, oggi, interesse degli psicoterapeuti cognitivo-comportamentali è far in modo che tutte le persone che ne hanno bisogno possano far uso della TCC. Alla luce di questi dati viene stimolata una riflessione sulla possibilità di adottare in Italia il modello inglese IAPT (Improving Access to Psychological Therapies). È stata proiettata una video-intervista di Lord Richard LAYARD, consulente del governo britannico e noto professore di Economia alla London School of Economics and Political Science, promotore del progetto IAPT che ha portato il governo britannico a stanziare 400 milioni di euro in un triennio per facilitare l’accesso alla psicoterapia cognitivo-comportamentale anche alle fasce più deboli della popolazione. La scelta di investire sulla formazione di nuovi psicoterapeuti cognitivo-comportamentali e sull’istituzione di centri specializzati nella valutazione e trattamento dei disturbi mentali è stata dettata dalla comprovata efficacia della TCC e dall’osservazione di Lord Richard Layard che la salute mentale e il benessere psicologico sono fattori determinanti lo stato di felicità di una persona (e di conseguenza una miglior qualità di vita per l’intera comunità). Con i suoi studi Lord Richard Layard ha dimostrato che se la TCC fosse accessibile a tutti si otterrebbe un significativo risparmio sui costi di assistenza sanitaria e sui sussidi per disabilità mentale, con un risparmio di spesa superiore all’investimento iniziale richiesto dal programma. Lord Richard Layard sottolinea come “nel corso dei primi 6 anni abbiamo visto 1 milione di persone riuscendo a trattarne circa il 60% e raggiungendo una ripresa di circa il 50% tra coloro che sono stati trattati in 2 o più sessioni”. Obiettivo successivo è quello di estendere il programma IAPT anche a condizioni mediche spesso in comorbilità con disturbi mentali, rivalutando la figura dello psicologo in un approccio realmente multidisciplinare al problema della persona. Come suggerito dallo stesso Lord Richard Layard il modello IAPT, seppur da perfezionare, potrebbe essere applicato in altri Paesi come l’Italia. Franco ANCONA (Partner in Pricewaterhouse Coopers Advisory – PwC, Consulente progetti trasformazione organizzativa per la sanità pubblica) propone un’analisi della applicazione del modello IAPT nel Sistema Sanitario Italiano, mettendo in evidenza possibili ostacoli, tra i quali: scarsa diffusione dell’approccio TCC nei Centri di Salute Mentale; resistenze al lavoro d’equipe e scarsa comunicazione tra professionisti; elevato debito pubblico che rende difficile investire oggi in prospettiva di un ritorno non immediato ma a lungo termine. Se l’intento è di replicare il modello IAPT nonostante i limiti evidenziati in ambito italiano, secondo F. Ancona, si potrebbe partire da esperienze pilota ovvero individuare dei sottogruppi di pazienti con i quali utilizzare il programma IAPT. Raccogliere evidenze scientifiche sull’applicazione del modello IAPT nel trattamento di alcune patologie potrebbe aiutare a rendere esplicita ed evidente la valenza economica di questo programma anche nel nostro Paese.
La Lectio Magistralis della prima giornata ha accolto i contributi di relatori stranieri di fama internazionale. In apertura l’intervento di Irving KIRSCH (direttore associato del Programma degli studi sull’effetto placebo e docente di medicina presso la Harvard Medical School e il Beth Israel Deaconess Medical Center) focalizzato sui risultati delle meta-analisi da lui condotte sull’entità dell’effetto placebo nel trattamento della depressione. Le analisi hanno dimostrato come l’effetto placebo sia considerevole e allo stesso tempo l’effetto del farmaco sia notevolmente piccolo. Inoltre, la differenza tra l’effetto dei farmaci antidepressivi e il placebo è risultata non clinicamente significativa. Il dibattito prosegue con il contributo di Joseph LEDOUX (neuroscienziato e direttore del Center for the Neuroscience of Fear and Anxiety di New York) centrato sullo studio dei meccanismi cerebrali delle emozioni, in particolare dell’ansia e della paura, per comprendere il ruolo del sistema limbico in relazione agli stati emozionali. Ed infine, la presentazione di Lih Mei LIAO (Psicologa Clinica, University College Hospital di Londra) sugli aspetti rilevanti della psicoterapia con coloro che appartengono a minoranze sessuali.
Numerosi i simposi che hanno arricchito entrambe le giornate del Congresso, apportando sia risultati evidence based dell’applicazione della TCC sia riflessioni sul trattamento di casi singoli spunto per lo sviluppo di nuove prospettive di trattamento da testare e validare. Tra gli argomenti trattati di particolare interesse sono state le ricerche sull’applicazione in diversi ambiti clinici dei trattamenti di terza generazione (tra cui ACT Acceptance and Commitment Therapy, MBSR Mindfulness Based Stress Reduction e MBCT Mindfulness Based Cognitive Therapy), i contributi sul DOC Disturbo Ossessivo-Compulsivo e sulle nuove forme di compulsione (Disturbo da Accumulo e Tricotillomania – Disturbo da strappamento di peli), i nuovi trattamenti per i disturbi dell’umore, della nutrizione, della sessualità e delle nuove dipendenze (Disturbo da Gioco d’Azzardo). In particolare, la presentazione dell’utilizzo di nuovi strumenti software per la psicodiagnosi e la riabilitazione è stata motivo di discussione rispetto agli effetti che potrebbe avere sul ruolo del terapeuta e sulla relazione terapeutica. Accogliere nuove modalità di comunicazione terapeuta-paziente (come la messaggistica istantanea) e applicazioni per cellulare o tablet (come guida per lo svolgimento degli homework) conduce inevitabilmente ad una rimodulazione della relazione terapeutica che se mantenuta rigorosamente a distanza, escludendo i nuovi canali di comunicazione, rischia di limitare il lavoro del terapeuta rispetto ad un target di popolazione sempre più numeroso. Credo che, come spesso accade, la via migliore sia nel mezzo: nel cercare quella giusta distanza tra terapeuta e paziente che, nonostante l’utilizzo di strumenti software e di comunicazione più facilmente e immediatamente fruibili, garantisca il mantenimento di una relazione professionale e funzionale al raggiungimento degli obiettivi terapeutici.
Come ricordato da Lord Richard Layard “voi siete le persone che nel mondo stanno combattendo una battaglia contro la sofferenza” e per vincerla necessitiamo di essere credibili e affidabili. Ciò può avvenire solo rafforzando maggiormente uno dei punti forti della TCC ovvero l’essere una terapia di comprovata efficacia scientifica. Questo può permettere di formare terapeuti in grado di trasferire conoscenze attendibili e sostenere le persone che ne hanno bisogno nel loro percorso terapeutico.
Ci piace credere che gli uomini siano animali razionali, eppure una moltitudine di pensieri e comportamenti non vanno in questa direzione. Quale legame logico dovrebbe esistere tra l’incrociare le dita quando si esprime un desiderio e il suo avverarsi? Con quale potere il portafortuna che portiamo a scuola può effettivamente farci prendere un bel voto? Di fatto, pensieri e comportamenti superstiziosi invadono il nostro quotidiano, e difficilmente riusciamo a separarcene.

È già noto come le persone siano maggiormente inclini all’uso di superstizioni quando vivono situazioni di incertezza, alti livelli di stress e bassa percezione di controllo sulla situazione. Ed è proprio in queste circostanze che la performance di una persona è importante. Non a caso, è facile trovare degli esempi in ambito sportivo. Durante tutta la sua carriera, Michael Jordan sotto l’uniforme dei Chicago Bulls ha sempre indossato, come portafortuna, i pantaloncini risalenti ai tempi della University of North Carolina. La tennista Serena Williams ha invece ammesso di aver indossato lo stesso paio di calzini durante un intero torneo.
Se da un lato le superstizioni sono delle creazioni irrazionali della nostra mente, dall’altro esse possono effettivamente portare ad un miglioramento nella performance. Ma perché?
I ricercatori hanno ipotizzato che attuare dei comportamenti superstiziosi abbassi la tensione psicologica e crei una sensazione di controllo e prevedibilità in un ambiente altrimenti percepito come caotico.
Ricerche condotte sul legame esistente tra prestazione e superstizione suggeriscono come un ruolo importante nel trasformare questi pensieri, apparentemente irrazionali, in benefici direttamente riconoscibili, sia dovuto alla percezione di autoefficacia che la persona prova quando ha con sé un portafortuna o esegue riti scaramantici. Il senso di auto-efficacia consiste nella percezione che una persona ha della propria capacità di riuscire ad affrontare con successo il particolare compito che ha di fronte.

In sostanza, più le persone credono nella buona sorte e più sono ottimiste, speranzose e fiduciose in sé stesse; ovvero, più siamo fiduciosi nelle nostre abilità di padroneggiare una certa attività e migliore è il modo in cui la svolgeremo.
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Colonia, sulla base di queste conoscenze ha verificato in condizioni di laboratorio controllate come l’attivazione di superstizioni (incrociare le dita, eseguire un compito con un oggetto presentato come fortunato o con il proprio portafortuna) provochino realmente una miglior prestazione in compiti di destrezza motoria, di risoluzione di anagrammi e di memoria, rispetto a condizioni in cui questi portafortuna non accompagnavano le persone durante l’esecuzione del compito.
Lo stesso gruppo di ricerca ha poi dimostrato come questi innalzamenti nella performance siano mediati da un aumento nell’autoefficacia percepita dalla persona qualora sia in presenza del suo oggetto portafortuna o sia stata attivato il pensiero o comportamento superstizioso. In particolare, due sono i meccanismi che consentono alle persone con alti livelli di autoefficacia percepita di avere delle prestazioni migliori: la loro tendenza a fissare degli obiettivi più elevati ed a perseverare più a lungo nei compiti intrapresi.
Ma questi benefici riscontarti in un ambiente di laboratorio, possono estendersi anche nella vita reale?
Una risposta affermativa deriva da studi in ambito sportivo: le migliori squadre, così come i migliori giocatori all’interno di una squadra, esibiscono un maggior numero di comportamenti superstiziosi.
(Buhrmann e Zaugg,1981).
Le scoperte qui presentate aiutano a capire perché pensieri e comportamenti superstiziosi si siano mantenuti nel corso dei secoli nelle diverse culture. Il constatare che effettivamente avere con sé il proprio portafortuna porti ad un successo nella situazione da affrontare, seppur senza una piena consapevolezza del motivo per cui ciò sia possibile, porta le persone a non voler abbandonare queste pratiche.
Inoltre, per quanto riguarda le prestazioni veramente eccezionali, queste scoperte suggeriscono che potrebbe essere stata una equilibrata combinazione tra talento, duro allenamento e “pantaloncini portafortuna” ad aver condotto Michael Jordan a raggiungere gli straordinari risultati a cui è giunto.
Articolo originale:
Lysann Damisch, Barbara Stoberock, and Thomas Mussweiler. Keep Your Fingers Crossed! How Superstition Improves Performance. Psychological Science 21(7) 1014–1020, 2010.
presso la Dragan University Golden Age, via Larga 11, Milano
Seminario Interattivo Gratuito con il patrocinio di Mentecomportamento
Ore 10:00 Accoglienza dei partecipanti e apertura dei lavori
Ore 10:15 Il ruolo della psicoterapia individuale e di gruppo per una gestione ottimale delle problematiche psicologiche e comportamentali- Dr.ssa Francesca Mameli, Psicologa e Psicoterapeuta
Ore 10:45 L’efficacia della ginnastica mentale nel potenziamento delle funzioni cognitive- Dr.ssa Manuela Fumagalli, Psicologa esperta in neuropsicologia
Ore 11:15 Discussione
Ore 12:00 Chiusura dei lavori
Per informazioni e iscrizioni: I seminari sono a numero chiuso, per partecipare è necessario iscriversi contattando
Scarica qui il Programma Seminario Parkinson
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