Sembra incredibile, ma per alcune persone l’idea di avere un rapporto sessuale può suscitare sentimenti di vero e proprio disgusto. Chi ha un disturbo da avversione sessuale infatti manifesterà una persistente avversione verso i genitali altrui o verso i propri, o verso i fluidi corporei, tanto da arrivare ad evitare l’attività sessuale e il conseguente piacere che ne deriva.
Come si presenta il Disturbo da Avversione Sessuale?
La persona con questo disturbo prova ripugnanza nei confronti dell’attività sessuale: il pensiero di avere un rapporto sessuale genera una tale ansia che si evitano tutti (o quasi tutti) i contatti sessuali genitali con il partner, in alcuni casi perfino il bacio. Chi soffre di questa problematica non ricerca l’intimità, anzi, mostra sin da subito avversione, disgusto e paura per tutto quello che riguarda un possibile scambio corporeo. Per allontanare queste sensazioni sgradevoli, la persona tende quindi ad evitare qualsiasi situazione o comportamento che possa portare ad un atto sessuale.
Il disturbo da avversione può essere quindi classificato in:
– generale: quando l’avversione e la fuga si sperimentano in conseguenza a sensazioni, pensieri, sentimenti o situazioni di natura sessuale ed erotica;
– specifico: quando l’ansia è generata da oggetti o situazioni specifiche come lo sperma, il pene in erezione, i genitali propri o altrui, etc.
Questo sottrarsi all’intimità con il proprio partner può causare delle difficoltà non solo all’interno della relazione amorosa, ma anche un notevole disagio personale e relazionale.
Quali sono le cause?
Secondo alcuni autori, i soggetti affetti dal disturbo da avversione sessuale potrebbero aver associato in passato lo stimolo sessuale ad uno stimolo doloroso e quindi tenderebbero ad evitarlo per la paura che si ripeta.
Le cause possono essere molteplici, tra cui, le più ricorrenti sono:
– esperienze traumatiche non adeguatamente elaborate, come l’abuso sessuale o fisico o l’aborto;
– educazione familiare troppo rigida, eccessivamente religiosa e sessuofobica, con false credenze e convinzioni che rendono difficoltoso, se non impossibile, il rapporto con il proprio corpo, con la propria sessualità e con l’intimità in generale.
– informazioni sessuali inadeguate o false e aspettative, inadeguate riguardo il rapporto sessuale o il proprio partner.
– stress esterni (problemi economici, di salute, lutto, difficoltà lavorative etc.)
– fattori interni (riferiti al modo di pensare e interpretare le situazioni e mancanza di problem solving per affrontare le avversità).
Cosa si può fare?
Questo disturbo risulta essere poco affrontato, in quanto le persone affette difficilmente ne riconoscono le sottostanti cause psicologiche. Per questo motivo, risulta necessario rivolgersi a degli specialisti per farsi aiutare. I principali trattamenti per questo disturbo sono:
– psicoeducazione: insegnare al paziente, o alla coppia, la conoscenza dell’anatomia sessuale e del ciclo di risposta sessuale, processo che porta ad un miglioramento della consapevolezza del proprio corpo e ad i vissuti ad esso correlati;
– psicoterapia individuale: principalmente ad orientamento cognitivo-comportamentale, che prevede l’esposizione graduale allo stimolo fobico fino ad arrivare alla consapevolezza ed al controllo della propria reazione; inoltre si effettua un lavoro di analisi sui condizionamenti socio–culturali ricevuti e sulle credenze (spesso inadeguate) circa la sessualità e il contatto corporeo. Se la causa scatenante del disturbo viene fatta risalire ad un trauma di abuso, è necessario lavorare ampiamente su tale evento, affinché l’individuo possa riuscire ad elaborare il trauma e superarlo.


Secondo alcuni psicologi, la caratteristica che meglio ci predispone a superare eventi negativi di questo tipo si chiama
È molto diffusa l’idea che i maschi siano più predisposti per le materie scientifiche rispetto alle femmine, ma da cosa nasce questa opinione? E si tratta solo di un parere o di un dato di fatto? In realtà già negli anni ’90 un gruppo di psicologi aveva scoperto che le maestre si approcciano in modo diverso ai bambini e alle bambine riguardo le spiegazioni e domande scientifiche e che questa differenza nel trattamento era una delle cause del perché i maschi fossero più bravi delle loro compagne nei compiti di matematica e di scienze. (American Association of University Women, 1995; Jones & Wheatley, 1990; Kelly, 1988). Allora ci siamo chiesti: anche i genitori si comportano con i loro bambini come se i maschi fossero più bravi nelle materie scientifiche rispetto alle femmine?
Molto probabilmente queste spiegazioni non solo forniscono più conoscenze in ambito scientifico ma sono fondamentali per sviluppare, crescendo, un ragionamento di tipo scientifico. Forse Marie Curie e Margherita Hack, oltre ad un’ottima intelligenza, hanno avuto dei genitori che le hanno ritenute capaci di comprendere concetti scientifici… Ed avevano ragione!
Questo disturbo sessuale può essere classificato in:
Il primo degli studi effettuati ha raccolto dati da un campione molto eterogeneo di cittadini statunitensi. La raccolta dei dati è stata effettuata più volte a distanza di anni, così da assicurarsi che lo stress/gioia di essere genitori non fosse influenzato da specifiche condizioni del momento (come un boom economico o una crisi). Ai partecipanti veniva chiesta l’età, lo stato coniugale e se e quanti figli avessero; infine a tutti i partecipanti veniva chiesto “tutto sommato quanto ti senti soddisfatto della tua vita? Considerando una visione d’insieme, diresti di essere una persona felice?”. 
L’esperimento.
riportavano una suddivisione dei lavori domestici più equa con la propria compagna le loro figlie femmine dimostravano di essere più propense a lavorare fuori di casa e ambivano a ruoli “meno tipicamente femminili”.
In cosa consiste questo disturbo?