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Vi è mai capitato di osservare i vostri bambini parlare da soli dicendo cose del tipo “non devo far cadere il bicchiere sennò la mamma si arrabbia” oppure “adesso mi allaccio le scarpe e poi esco a giocare”? E se vi stavate chiedendo se fosse tutto normale o fosse meglio intervenire, sappiate non c’è nulla di male e che il dialogo interiore può essere uno strumento molto utile per il bambino, soprattutto per imparare a controllare i propri comportamenti. Ecco 5 buone ragioni per lasciare che il vostro bambino faccia due chiacchiere con sé stesso:

1# Aiuta a decidere come comportarsi. Gli eventi di per sé non sono completamente positivi o completamente negativi, molto dipende dalla nostra reazione ovvero se vogliamo comportarci come di fronte a una tragedia o a un’occasione per imparare. Mentre gli adulti riflettono sulle situazioni senza bisogno di parlare, molto spesso i bambini utilizzano il dialogo con sé stessi per stabilire come comportarsi, magari ripetendosi quello che spesso gli viene detto da un adulto. Ad esempio, dopo un litigio con un compagno potrebbe capitare di sentire nostro figlio dire: “mi sa che sono stato un po’ cattivo, forse è meglio se vado a chiedere scusa”.

737711334_aa3ea6f193_o2# Serve a ricordare meglio le cose. E’ risaputo che a volte i bambini sono un po’ distratti e spesso la loro vivacità li porta a prestare poca attenzione. Ripetere tra sé e sé una cosa aiuta a ricordarla meglio senza paura di dimenticarla (è un trucco che usano spesso anche gli adulti). Se insegniamo ai bambini ad utilizzare il dialogo interiore otterremo certamente più risultati che ripetendogli le cose infinite volte. “Devo ricordarmi di dire al papà che la cena è pronta”.

3#Permettono di capire cosa pensano i bambini. Il dialogo interiore rappresenta una comunicazione intima e spontanea che il bambino ha con sé stesso. Ascoltando ciò che i nostri figli si dicono possiamo capire molto di ciò che davvero pensano e che a volte hanno timore di dire ai genitori. Il dialogo interno rispecchia molto la personalità del bambino. Se nostro figlio ha una bassa stima di sé potrebbe capitare di sentirlo ripetersi “sono un buono a nulla, anche questa volta ho fatto un disastro!”

4#Mantiene allenata la fantasia. Attraverso il dialogo interno il bambino inventa storie o personaggi con i quali passare il tempo e divertirsi. Non solo nostro figlio si abituerà a ritagliarsi degli spazi tutti suoi senza aver bisogno di essere controllato continuamente dai genitori, ma attraverso questi giochi saprà passare il tempo senza bisogno di game-boy, wii o ipad. Un bambino che sa giocare da solo, senza bisogno di troppi stimoli esterni, è un bambino che sa adattarsi a molteplici situazioni, dal viaggio in macchina a una cerimonia o l’attesa nello studio del dentista.

5#Dà conforto al bambino quando è solo. Quando i nostri figli sono in difficoltà o hanno paura solitamente si rivolgono ai genitori o alle maestre. Cosa succede però quando si trovano di fronte a situazioni impreviste e noi non siamo con loro? Le opzioni sono due: o scoraggiarsi e spaventarsi oppure provare a affrontare le paure/difficoltà da soli. Ripetersi “non ho paura del buio, sono un bambino grande” può davvero aiutare nostro figlio a superare la paura del buio e entrare in una stanza anche se noi non ci siamo.

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Può capitare che un genitore faccia le scelte al posto di suo figlio. E’ normale e rientra appieno nei compiti di un genitore ovvero prendersi cura del proprio bambino. Il problema è che a volte siamo talmente abituati a prendere decisioni per i nostri figli da non considerare nemmeno l’eventualità di lasciarli scegliere qualcosa da soli. In realtà, in contesti controllati è giusto e sano lasciare ai bambini un loro spazio, offrendogli la possibilità di fare delle scelte. Ci sono certe cose che non sono contrattabili (non è accettabile che il bambino decida di non andare più a scuola) ma ad esempio si potrebbe chiedere a lui quale sport preferisce praticare o quale strumento suonare.

Un concetto chiave è quindi quello di scegliere entro dei limiti: i genitori presentano diverse opportunità tra cui scegliere e il bambino decide quale tra queste preferisce. Ad esempio, può scegliere come vestirsi a scuola o quando esce a giocare, ponendo come limite che non si esce a giocare con il vestito nuovo perché si sporca e non si può andare a scuola in pigiama!

Perché scegliamo al posto loro? Perché crediamo che non siano in grado di fare delle buone scelte. In realtà, molto spesso prendiamo decisioni che anche loro sarebbero capaci di prendere per loro stessi e li priviamo dell’opportunità di imparare a decidere. Si tratta di un processo graduale che va da scelte più semplici a quelle più importanti e poco alla volta i nostri bambini imparano a prendersi le loro responsabilità.

imparare a scegliere psicologo cognitivo comportamentaleLasciarli scegliere è una forma di rispetto: che si tratti di scegliere quale sport praticare o cosa ordinare al ristorante dal Menù Bimbi, dare l’opportunità di scegliere dimostra ai nostri figli che rispettiamo le loro posizioni, come faremmo con qualsiasi altro adulto. Certo, i nostri figli sono bambini e non adulti, ma prima o poi lo diventeranno e se continuiamo a intrometterci nelle loro decisioni saranno adulti incapaci di tollerare l’incertezza della scelta, di formulare una loro opinione o di sostenere le conseguenze delle loro azioni.

Bisogna lasciare i nostri bimbi scegliere, ma quanta libertà lasciare loro? Come genitori dovete sempre ricordare che esistono “vere scelte” e altre situazioni in cui invece non si può decidere diversamente; se non riusciamo a cogliere le differenze non sapremo spiegarle nemmeno al bambino che rimarrà confuso dal fatto che certe volte è libero di decidere mentre altre volte gli vengono imposte delle cose senza possibilità di rifiutare. Una “vera scelta” è quella in cui le varie possibilità sono tutte valide, a prescindere dalle nostre preferenze, come ad esempio decidere se prendere il latte con biscotti a colazione oppure lo yogurt. Ancora, se nostra figlia decide di tagliarsi i capelli corti anche se a noi piacciono molto lunghi. Non si può scegliere invece se prendere o meno gli antibiotici quando si è molto malati, o se giocare con dei coltelli molto affilati.

Concludendo, piuttosto che dire “vuoi mettere a posto la stanza?” ( con ovvia risposta “no”) o imporre “metti immediatamente a posto la tua camera!” abbiamo imparato che è meglio dire “preferisci mettere a posto la stanza prima o dopo aver fatto merenda?”

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Ci siamo mai chiesti perché più insistiamo a ripetere le regole meno ascolto otteniamo dai nostri bambini? E se fosse meglio dire le cose una volta in modo chiaro piuttosto che ritornare sempre sullo stesso argomento? Certo, la comunicazione è un aspetto fondamentale del rapporto tra genitori e figli ma certe volte è meglio risparmiare le parole e dimostrare ai nostri figli con le azioni ciò che a parole non riusciamo a dire. Ecco spiegati i passi per rendere i nostri gesti più efficaci di mille parole:

1-Fare una pausa quando si esagera. Quando i bambini sono sovreccitati capita spesso che infrangano qualche regola: sono talmente presi dalle loro attività da dimenticarsi del resto del mondo. Piuttosto che fare la ramanzina riguardo ciò che va fatto o non va fatto, imponiamo ai nostri bambini una tregua durante la quale possano calmarsi e capire ciò che il genitore sta dicendo. Non si tratta di lunghe punizioni ma di pause di 5-10 minuti e quando il bambino sarà tornato tranquillo potrà ricominciare a svolgere le sue attività; altrimenti la pausa viene prolungata. Si potrebbe spiegare loro dicendo “stai diventando aggressivo con i tuoi compagni, entriamo in casa per cinque minuti e quando ti sei calmato torniamo fuori a giocare”.

2- Non premiare il comportamento scorretto. Non si tratta di ricompense esplicite ma a volte anche la semplice attenzione della mamma e del papà può rappresentare un incentivo per il bambino a comportarsi in un determinato modo. Anche le punizioni devono essere pensate in base al proprio figlio affinchè siano davvero efficaci: a nulla serve proibire le uscite se nostro figlio è di natura pigro e ama starsene chiuso in camera, finiremmo solo per incoraggiare il suo comportamento scorretto. Senza essere troppo duri bisogna trasmettere il messaggio che comportamenti sgradevoli hanno conseguenze sgradevoli.

bambini regole mentecomportamento3- Evitate di ripetervi. Se i nostri figli non ci danno retta alla prima o seconda volta che stiamo dicendo loro qualcosa è molto improbabile che lo faranno alla terza volta. Se voi continuate a ripetere sempre le stesse cose e loro continuano a non darvi retta i bambini impareranno che le regole possono essere infrante e che il volere dei genitori non è poi così importante. Piuttosto che insistere nel chiedere di spegnere la televisione, sarebbe meglio agire direttamente prendendo il telecomando e spegnendo la tv. Se riuscite a motivare il vostro comportamento non solo riuscirete a ottenere ciò che stavate chiedendo ma aiuterete vostro figlio a capire il perché lo chiedete, ad esempio “spegni la televisione altrimenti non riesco a concentrarmi sul lavoro che devo finire”.

4- Basta lamentele. Anche gli adulti, specialmente quando sono stanchi, tendono a lamentarsi dimenticando gli effetti negativi che la lamentela ha sui bambini: innanzitutto la lamentela rappresenta una costante critica e valutazione del bambino, inoltre così facendo suggeriamo al bambino che è lecito lamentarsi. I bambini imparano così a lamentarsi e le loro lamentele sono talmente persistenti ed estenuanti che molti genitori preferiscono arrendervisi piuttosto che opporsi, ottenendo come risultato un aumento delle lamentele da parte del bambino.

5- Cercate di essere più chiari possibile. I nostri bambini hanno bisogno di regole certe e immutabili, così come di premi e punizioni giusti e calibrati. Cambiare atteggiamento, essere incerti nel fornire indicazioni e mandare messaggi contraddittori rappresentano comportamenti che confondono il bambino e non portano i risultati sperati. Molti genitori provano senso di colpa nell’aver messo il figlio in punizione ma il tornare sui propri passi rappresenta più un danno che un vantaggio per il bambino perché non insegnerà mai che i limiti esistono per essere rispettati, che non rappresentano un capriccio dei genitori ma che vengono imposti per valide ragioni.

 

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La dislessia è un disturbo dell’apprendimento che si manifesta come una difficoltà nel leggere in modo corretto e fluente, che non ha nulla a che vedere con deficit di tipo intellettivo o con una insufficiente istruzione.

Gli errori nella lettura consistono spesso nella confusione tra lettere che hanno lo stesso suono (esempio “d”-“t” o “g”-“c”); oppure tra lettere che sono graficamente simili, le quali vengono capovolte (la “n” diventa una “u” o la “p” diventa una “d”), lette specularmente (la “p” diventa una “q” o la “b” in una “d”) o si ha l’omissione di una loro parte grafica (esempio “m”-“n” oppure “v”-“w”). Altro errore tipico consiste nell’invertire le lettere che costituiscono la parola stessa, per cui se sul testo c’è scritto “capra” la si può leggere come “carpa”. Il testo scritto, agli occhi dei dislessici, sembra animato e caratterizzato di una vita propria: per questo motivo la lettura risulta molto lenta e spesso si incorre anche nel rischio di non comprendere ciò che si sta leggendo in quanto si spendono tutte le proprie energie nel leggere correttamente e senza alcun errore, soprattutto quando lo si deve fare in presenza di altre persone e ad alta voce.

 

Spesso le persone con dislessia si sentono "inferiori" agli altri.
Spesso le persone con dislessia si sentono “inferiori” agli altri.

Per tutti questi motivi, i dislessici incontrano serie difficoltà nei compiti scolastici, in quanto hanno bisogno di più tempo non solo per studiare e svolgere i compiti a casa, ma anche per trascrivere un dettato o per copiare un testo dalla lavagna. Gli studenti dislessici tendono quindi a sentirsi incapaci e a sviluppare un atteggiamento sempre più negativo non solo nei confronti della scuola, ma successivamente anche per l’ambiente lavorativo. In realtà, essere dislessici non implica assolutamente il doversi precludere qualsiasi attività di tipo intellettuale.
Il primo passo è quello di riconoscere che tutte queste problematiche sono dovute appunto alla dislessia e non ad altri fattori, in quanto solo tramite la corretta diagnosi è possibile per l’individuo capire la natura delle sue difficoltà e quindi adoperare determinate tecniche che possano rendergli la lettura più facile.

 

Tra i vari interventi atti ad arginare i problemi di lettura, il più “classico” consiste nel seguire delle sedute dal logopedista o dallo psicologo specializzato in disturbi dell’apprendimento. Tuttavia, grazie all’incessante sviluppo tecnologico degli ultimi anni, sono state ideate nuove tecniche di supporto per i dislessici, come la creazione di font (ovvero: il carattere del testo sul pc) appositamente creati per facilitare la lettura.

i caratteri del font "dyslexie"
i caratteri del font “dyslexie”

Tali font sono stati creati in modo tale che ogni lettera abbia una dimensione, una “curvatura” ed una inclinazione unica nel suo genere, in modo da evitare la confusione con le altre lettere che graficamente risultano simili se capovolte o rispecchiate. Alcuni studi hanno dimostrato che l’adozione di queste tipologie di font ha comportato effettivamente una diminuzione degli errori di lettura dei dislessici, tant’è che in alcuni paesi sono stati adottati non solo nelle scuole, ma anche nei luoghi di lavoro quali aziende ed negli istituti governativi per aiutare i propri dipendenti; inoltre sono aumentati i numeri di libri stampati ed ebook scritti con questi font.

Ad esempio, DYSLEXIE,  il font creato da Christian Boer (lui stesso dislessico), è scaricabile da questo sito gratuitamente, in modo tale che possa essere impostato come font di default sul proprio computer: utile quindi non solo per convertire i propri documenti e poi stamparli, ma anche per poter leggere comodamente la propria posta elettronica o navigare e visitare in tutta tranquillità tutte le pagine web di proprio interesse.

 

[Leggi anche: I disturbi dell’apprendimento]

 

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Uno dei grandi problemi che i genitori devono affrontare riguarda la linea educativa da adottare per i propri figli. Spesso capita che tale linea non venga decisa di comune accordo tra i genitori, portando alla generazione di numerose regole, soprattutto tra loro incoerenti. I genitori sono dei continui modelli di riferimento per il bambino e per questo motivo, in tali situazioni, il piccolo si ritroverà a vivere un’esperienza di confusione in quanto non è in grado di acquisire modelli coerenti. Quindi risulta necessario che la coppia genitoriale sia coerente, non solo per offrire sicurezze e un ambiente stabile ai propri figli, ma anche per salvaguardare la relazione all’interno della coppia stessa.

rules1- COERENZA FRA GENITORI
La premessa per creare un ambiente stabile sta nel concordare una linea comune per quanto riguarda l’educazione: cosa è permesso o non è permesso fare, come premiare o sgridare il bambino, ecc. Tutto ciò è funzionale alla generazione di poche ma precise ed efficaci regole, le quali devono essere rispettante anche in assenza di uno dei due genitori. Tuttavia capitano situazioni in cui i genitori si ritrovano ad affermare cose diverse, portando il bambino ad una grande confusione.
Per esempio, se la mamma dice che non si possono mangiare le caramelle prima di andare a dormire, il papà non può portargliele di nascosto a letto; oppure se si è deciso che il bambino può vedere la televisione solo dopo aver finito i compiti, non gliela si lascia vedere prima solo perché fa i capricci. In questo modo il bambino sa cosa aspettarsi e da chi, e sa a quale dei due genitori rivolgersi per ottenere quello che vuole, portando così la situazione a suo vantaggio. Ma non solo: il bambino si trova davanti a una scelta molto difficile sul piano emotivo, ovvero quella di decidere quale regola rispettare, e quindi quale genitore compiacere e quale no. Questa incoerenza non danneggia solo il bambino, ma anche la stessa coppia genitoriale poiché ci si rimprovererà a vicenda l’esistenza di un genitore “cattivo” e un genitore “buono” che concede al bambino tutto ciò che vuole.

occorre stabilire chiaramente quali sono i momenti dedicati ai compiti, ai giochi o alla TV
occorre stabilire chiaramente quali sono i momenti dedicati ai compiti, ai giochi o alla TV

2- COERENZA NEL TEMPO
Una volta decise di comune accordo le regole, bisogna impegnarsi a farle rispettare sia in momenti che in luoghi diversi. Questo dovere risulta molto difficile, poiché ci sono molte variabili in gioco: l’umore, la stanchezza e lo stress del genitore (dovute per esempio al lavoro) e i capricci irremovibili dei bambini. Infatti può capitare che quando il bambino fa i capricci, si acconsenta di trasgredire a una regola per farlo calmare, poiché si è stanchi e non si hanno le forze necessarie per contrastare il capriccio. Ad esempio, se il genitore torna a casa stanco dal lavoro e il bambino insiste perché vuole giocare ai videogames al di fuori del tempo stabilito, l’adulto potrebbe acconsentire pur di avere un attimo di quiete e relax. Ciò risulta alla lunga controproducente: i bambini infatti possono imparare che in certe situazioni possono ottenere ciò che vogliono. Inoltre la regola inizia a perdere il suo valore: se ci sono stati momenti in cui la regola non era valida, essa perde la sua efficacia e il bambino impara che se è riuscito ad avere la meglio su quella determinata regola, forse può averla anche su tante altre. Certamente i casi eccezionali in cui una regola non venga rispettata possono capitare, l’importante è che questi rimangano dei casi isolati e non un’abitudine frequente.

3- LA COPPIA ALLA PROVA DELLA COMUNICAZIONE
I bambini riescono molto bene a notare anche le piccole incoerenze fra i genitori, e spesso ne approfittano rigirando la situazione a loro favore. Per evitare tale rischio, la soluzione è tanto semplice quanto ovvia: i genitori devono parlarsi ed ascoltarsi per decidere in comune accordo le varie regole, ma soprattutto devono sviluppare un adeguato stile comunicativo nei confronti dei propri bambini. Infatti, non basta dire al bambino cosa può o non può fare, ma bisogna prestare molta attenzione anche al come e quando lo si dice. Ad esempio, se si chiede al bambino di spegnere la televisione con un tono disattento mentre si è distratti in altre attività, il bambino non darà importanza a questa richiesta e continuerà nel suo passatempo. Soprattutto, non bisogna rimanere indifferenti: se il bambino non ci ha dato ascolto, a poco serve ripetere la richiesta, ma bisogna passare all’azione, per esempio spegnendo la televisione. Molto importante inoltre non è solo impartire delle regole e farle rispettare, ma anche impegnarsi nello spiegarle affinché il bambino ne possa percepire il valore per favorirne la loro interiorizzazione e rispetto.

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